Cosa resta del bianco
Un trasloco, un incontro, una notte osservata con occhi guardinghi, un giardino tropicale, la fermata di un bus, un villaggio che assiste al ritorno di stranieri misteriosi, un amore irrisolto in bilico tra sensualità, rancore e nostalgia, la pazzia di un polacco dalla vita inspiegabile, un viaggio senza destinazione. Queste prose brevi raccolgono i frammenti di un quotidiano filtrato attraverso una lingua sempre in bilico tra la prosa e la poesia, tra la descrizione minuziosa dei dettagli e la potenza allusiva di ciò che non si vede ma fa capolino dietro la realtà concreta. I testi cercano di far venire a galla le cose nascoste dietro la realtà visibile, ma senza negarsi all’esperienza quotidiana con i suoi enigmi e dubbi. Cosa resta del bianco ci lascia, alla fine della lettura, la sensazione di aver accumulato delle domande in più, dei dubbi in più, ma forse anche uno sguardo più attento alle piccole illuminazioni che rendono poetica e vivibile anche la più ostile realtà. La scrittura levigata e talvolta elementare risuona ed emerge appassionata e consapevole per dare forma agli eroi grotteschi di una umanità in apnea, commovente, fiabesca e soprattutto mai banale.
(Dalla presentazione del libro)
«Il bianco non è un colore neutro, deriva dall’insieme di altri colori; riceve, sostiene le vicende umane perché la parola si posa su una pagina vuota e la sua forza sta nell’avere un campo libero d’azione e movimento. Intorno a questo spazio che attraversa tutti noi, stanno le storie di Quel che resta del bianco che Prisca Agustoni ci offre quale testimonianza attenta e sensibile alle esistenze che oggi cercano una loro via, pur sapendo che tutto si gioca dentro una realtà meno salda e forte rispetto al passato. […] “Avevo scritto una trentina di racconti in portoghese frutto dell’esperienza brasiliana, che ho rivisitato e tradotto in italiano […]. La lingua portoghese mi offre una maggiore libertà, mentre quando scrivo nella lingua d’origine sono molto più critica, rigida; la prima, agisce per la sua intensità fonetica, parole che chiamano e seguo andando in luoghi che non immaginavo. Nella lingua italiana, confluiscono i ricordi legati all’infanzia, alla mia vita qui e questi mi fanno sentire meno libera». (Massimo Daviddi intervista Prisca Agustoni, «La Regione Ticino», 04.10.2014)
«Cosa resta del bianco, di Prisca Agustoni, è un’antologia di racconti, anzi, di frammenti, schegge narrative di una-due pagine. In tutto, una settantina di fulminanti storie, ricche di immaginazione e impastate di lirismo. È come leggere un diario.» («Cooperazione», 14.10.2014)
Cosa resta del bianco è la prima raccolta di racconti in italiano della traduttrice e autrice di poesia – ricordiamo l’antologia Poesie scelte, Ladolfi, 2013 – Prisca Agustoni. Più di sessanta racconti brevi ritmati da uno stile ricercato nelle sonorità e nella lingua (non rare le metafore sorprendenti, forse ardite), ma sempre di agevole lettura. La presenza di qualche preziosismo non offusca la profondità dei temi, che scopriamo attraverso uno sguardo per lo più femminile e delicato. Un invito a riflettere sul corpo e sul ruolo che uomini e donne, ogni tanto, si trovano a ricoprire non del tutto coscientemente.
(Yari Bernasconi, Pubblicazioni nella Svizzera italiana 2014 [pdf], in «Viceversa letteratura» n. 9, 2015)