Quasi un abbecedario

Giorgio Orelli è stato uno dei maggiori poeti del secondo Novecento e un critico sensibile alle "fibre" del linguaggio dei classici e dei suoi contemporanei. Ora questo abbecedario, nato quasi per gioco da una proposta di Yari Bernasconi, ci appare come un breve ma appassionante avviamento alla sua opera letteraria. La forma dell'abbecedario si rivela congeniale a un autore che amava intrecciare il racconto della vita quotidiana con i più vertiginosi affondi nella tradizione poetica italiana e non solo italiana, le parole di Dante con quelle dei vecchi e dei bambini incontrati per via.

(Quarta di copertina)

Presseschau

«[...] libriccino pieno di gusto, postumo, di Giorgio Orelli, curato da Yari Bernasconi e pubblicato da Casagrande: un ultimo gioco raffinato del vecchio poeta con il giovane poeta. Fra tanti affondi critici sapienti e anche un po’ difficili e rimandi a versi e pagine, ecco anche ricordi di sapore e colore, che pare quasi di ascoltare dalla voce stessa, affabulatrice, di Orelli in una delle sue soste feconde e faconde con la mano appoggiata sul manubrio della bicicletta» (Michele Fazioli«Corriere del Ticino», 16.06.2014).

«Sempre con tono leggero, mai pedante, Orelli nel suo abbecedario, “selvatico” e apparentemente disordinato, offre al lettore un assaggio di sé come uomo, letterato e osservatore vigile di mondi vicini e lontani (nel tempo come nello spazio)» (Fabio Martini«Ticino7», 20.06.2014).

«Quasi un abbecedario è un libro esile, una lettura accessibile quanto piacevole, che con molta naturalezza porta il lettore dentro il mondo di Orelli» (Claudio Lo Russo, «La Regione», 03.07.2014).

Mattia Pelli intervista Yari Bernasconi a proposito di _Quasi un abbecedario _durante "Prima pagina" (RSI Rete Due, 17.07.2014).

«Al centro, ça va sans dire, ancora le lettere: tutte (o quasi), dalla A alla Z, come si conviene ad un vero abbecedario, con la vita che si insinua tra le pagine in forza di una formula rigida ed elastica al tempo stesso, dove Orelli può dilungarsi in gustosi ricordi personali senza rinunciare agli accertamenti verbali cui sempre inclinava il suo prodigioso orecchio. Molti, specie i più anziani, vi troveranno aneddoti che gli abbiamo sentito narrare a voce più e più volte, sempre uguali eppure sempre diversi, finalmente cristallizzati in pochi paragrafi di pregevole fattura. Non mancano i suoi maestri (diretti ed indiretti, da Contini ad Anceschi a Roman Jakobson) e nemmeno gli autori a lui più cari (Dante, Goethe, Pascoli e l’annosa questione attorno al Fiore)» (Pietro Montorfani, «Giornale del Popolo», 26.07.2014).

«Due ore di delizia. [...] L'incontro di Orelli, per dire, con Contini (lettera C), la precisione spasmodica del poeta che sa cosa fa in una lettera a una lettrice [...]. Avercene libri così. Avercene» (Stefano Salis«Il Sole 24 Ore», 31.08.2014).

Recensione di Andrea Bianchetti per "Il Segnalibro" (RSI Rete Due, 02.09.2014).