Mimose a dicembre
Adriana - vent'anni - lascia un remoto lembo di Romania per cercare futuro in Italia. In un appartamento di Roma la ragazza vive, quasi reclusa, in un budello di solitudine, immaginandosi la vita. La vecchia che il destino le ha assegnato però sa imbastire tenerezze, coltivare speranze, infondere coraggio. Tra le donne sboccia un denso legame affettivo. L'anziana signora proietta nella giovane i propri sogni perduti, tanto da favorire l'incontro tra Adriana e Antonello, il fornaio. Il loro amore si gonfia di promesse odorose come morbido pane, sino a quando, un giorno, il giovane scompare. E Adriana - disperata, disorientata, confusa - fugge. Mimose a dicembre è un romanzo elegante, poetico e tagliente che ci conduce fin sulle porte della felicità per mostrarci la precarietà che segna ogni vita. Ma è anche una storia di solitudini e di inarginabili passioni.
(Dalla presentazione del libro)
«Questo romanzo è come le mimose fuori stagione del titolo: una bellissima sorpresa. Non conoscevo Maria Rosaria Valentini, ma devo dire che la sua scrittura mi ha conquistata fin dalle prime righe, e così il suo personaggio, Adriana, badante romena dalla lunga treccia e dalla grazia senza bellezza, che sta al centro di Roma senza parlare una parola di italiano eppure capisce i vecchi che le sono affidati molto più dei loro figli e nipoti distratti e sempre di corsa» (Cristina De Stefano, «Elle», novembre 2013).
Il personaggio principale dell’ultimo romanzo di Maria Rosaria Valentini – narratrice e autrice di poesia – è Adriana, una ventenne romena che decide di partire per Roma. Il libro è strutturato in due parti (le esperienze come badante a casa di due anziani accoglienti, benché non privi di stranezze: prima Ippolita, poi Cornelio), con una coda che offre nuove prospettive narrative e un piccolo colpo di scena. In mezzo, ad attraversare le pagine, tanta solitudine, nostalgia, paura, pochi incontri, un amore che lascia presto un vuoto lancinante. Lo stile – pur con qualche eccesso di maniera e preziosismo – è elegante e accompagna malinconicamente il lettore nell’oscurità di una speranza.
(Yari Bernasconi in «Viceversa letteratura» n. 8, 2014)