Il demolitore di camper
Non esistono cure efficaci contro il divorzio, soltanto lenitivi. Quando i rapporti con la moglie diventano impossibili, Dino Bardi trova sollievo nel distruggere un camper a suon di mazzate, dato che ci sono di mezzo anche due bambini piccoli. Per lui, padre non affidatario, dopo la separazione riuscire a vederli diventa difficilissimo, oltre la selva di ostacoli di legge che si frappongono quando la relazione tra gli adulti si interrompe. Dino poi è un personaggio sopra le righe, che agisce sempre di pancia, e che si caccia in avventure assurde per aggirare divieti e norme che gli impediscono di stare coi figli. Mette in piedi sotterfugi, si infiltra, si traveste. Per questo gli serve un complice, Michele, uno scrittore per l’infanzia che vive con la nonna di novantasette anni. I due finiscono quasi sempre in situazioni da cui non sanno uscire. Per fortuna su di loro vigila la vecchietta, in grado di tenere testa a chiunque, alla furia di Dino, agli argomenti dei giudici e alle accuse della polizia. Sarà lei a condurre il demolitore di camper su una strada sicura, che gli consentirà di mantenere un bel rapporto coi figli. Una storia quasi vera, e che, nonostante tutto, finisce bene.
(Dalla presentazione del libro)
Dopo aver esordito con Tattoo (Fernandel, 2012), Luca Saltini racconta nel suo nuovo romanzo la storia di due amici improbabili: Michele, il narratore, e Dino Bardi, il «demolitore di camper». Scrittore timido e impacciato il primo, impulsivo padre divorziato il secondo. Quest’ultimo cerca – in una serie di situazioni al limite del reale – di trascorrere un po’ di tempo coi propri figli, finendo però immancabilmente col mettersi nei pasticci. A salvarlo sono lo stesso Michele e soprattutto la sua carismatica nonna Rina: grazie a loro Dino scoprirà che «una redenzione esiste sempre, per tutti, basta restare se stessi, sapere davvero chi siamo».
(Matteo Ferrari, «Viceversa letteratura» n. 8, 2014)