Tattoo

Alberto, giovane sposo e padre, prova l’inquietudine di sentirsi rinchiuso in una vita che non gli appartiene più. Quando incontra Irene, una ragazza che gioca con la sua bellezza e ostenta una rosa tatuata sulla pancia, comincia con lei una relazione ambigua e contraddittoria che Alberto decide di suggellare facendosi un tatuaggio. Nel circolo vizioso che si viene a creare, più la relazione con Irene si approfondisce, più sul corpo di Alberto aumentano i tatuaggi, più la sua vita si disgrega. Per festeggiare la decisione di abbandonare la famiglia, Irene spinge Alberto a sottoporsi a un nuovo tatuaggio, molto grande e invasivo, ma quando l’uomo comprende di essere stato preso in giro, e che in realtà l’obiettivo della ragazza è quello di umiliarlo e di allontanarlo da sé, decide di punirla con una vendetta fantastica e feroce. Inizia così un folle viaggio verso un finale inatteso, in cui i personaggi vengono lentamente risucchiati in una spirale vertiginosa alla quale il lettore non riesce a sfuggire, agganciato da una prosa che sceglie l’indagine del dettaglio in un’intensità quasi intollerabile.

(Dalla presentazione del libro)

Presseschau

«Una storia di perversa fascinazione, di relazione “malata”, tradotta in un racconto di parole che con la loro minuziosa attenzione al più minimo dettaglio (persone, cose, gesti) si fanno traduzione di sguardi (di qui la forte presenza degli “occhi”, con quelli di Irene mossi e talora “febbricitanti”), depositandosi spesso nel campo onomasiologico dello sfregiare» (Ermanno Paccagnini, «Corriere della Sera», 30.12.2012).

«Ci sono romanzi che ci catturano per la forza dell’intreccio, altri per la ricchezza degli scavi psicologici o per l’efficacia delle descrizioni ambientali. Ciò che invece distingue Tattoo [...] è l’arte di valorizzare a fondo il registro del sensibile e di esaltare la fisicità dell’essere umano: il corpo come fucina di pulsioni e sensazioni euforiche o dolorose, progressivamente trasformato in macchina da guerra» (Gilberto Isella, «Giornale del Popolo», 01.12.2012).

«Narrato in terza persona, nonostante le cadenze rallentate e una manierata densità di particolari, spesso avvilente, questo di Saltini è un romanzo che cattura, in grado di trascinare il lettore fino alla conclusione dell’inquieto vortice che ha per trama» (Stefano Biolchini, «Il Sole 24 Ore», 11.11.2012).