Poesie scelte (2000-2012)
In Prisca Agustoni la poesia nasce come atto d’ascolto interiore, o meglio, come risultato di un movimento di attenzione, come se questa capacità scaturisse da un organo nascosto. Si tratta di uno stato d’allerta, nel quale sia la sensibilità che la riflessione partecipano per catturare i minimi particolari che poi saranno trasfigurati in immagini, silenzi, suoni. Inizialmente, la poesia nasce da una domanda rimasta aperta, come un vettore che circola in aria senza trovare mai riposo. La riflessione interviene appunto per dare parole essenziali e precise a questo vano aperto nella sensibilità.
(Quarta di copertina)
«Una produzione [...] essenzialmente centrata da una parte sulla condizione femminile, quella personale ma anche quella storica (come nella raccolta Sorelle di fieno del 2002 in cui la Agustoni narra vita e silenzi delle ragazze italiane che all'inizio dello scorso secolo partivano dal Ticino per andare a fare le tessitrici nei conventi di suore tedesche oltre il san Gottardo, dove vigeva un sostanziale divieto di parlare la lingua madre). Dall'altra l'elemento fondante, il leitmotiv, è la dimensione plurima del confine, del limite o dell'orizzonte: come frontiera, confinamento, barriera linguistica, sociale, morale, come porta, anche intima, interna, psichica, da attraversare, territorio di incontro e di reciprocità, come consegna all'Altro e spazio nel quale può avvenire una trasformazione, un'influenza, come – aggiungo – avviene tra osservato e osservatore nel principio di indeterminazione di Heisenberg» (Giacomo Cerrai, «Imperfetta Ellisse», 23.08.2013)