Cosa combini, commissario Hunkeler? [Hunkeler macht Sachen]
«Prese la lettera del procuratore capo. Anche se la sapeva a memoria la rilesse ancora una volta. Sospensione con effetto immediato, c’era scritto, avrebbe dovuto liberare l’ufficio e consegnare le chiavi entro il lunedì successivo. Si alzò, aprì lo sportello della stufa e gettò la lettera nel fuoco. E adesso, vecchio mio? Avrebbe dovuto comprarsi un paio di bermuda, una camicia hawaiana, un sombrero e prendere un aereo per Tenerife? No, non lo avrebbe fatto. Almeno fino a quando lo strangolatore che tagliava i lobi delle orecchie avesse continuato a girare per Basilea».
Uscendo dalla bettola che ama frequentare durante i suoi vagabondaggi notturni, il commissario Hunkeler trova il cadavere del suo vecchio compagno di bevute Hardy, sgozzato e abbandonato su una panchina. Quella di Hardy è la prima di molte figure che emergeranno dalla fitta nebbia di Basilea, una nebbia persistente che nasconde una trama criminale che sembra diramarsi in tutte le direzioni. Come al solito, Hunkeler è in conflitto con i superiori. E come al solito, Hunkeler non riesce a tenersene fuori neanche quando viene sospeso dal servizio. E così i lettori si troveranno a seguirlo per locali non proprio raccomandabili, boschi fangosi ai confini con l’Alsazia e accampamenti nomadi. Cosa c’era nel passato di Hardy che il commissario non ha mai saputo? Cosa c’entra la mafia albanese con la morte della giovane Barbara Amsler? E perché quei simboli ricorrenti del serpente, del falco e dell’aquila? Mentre la sua dolce e solare compagna Hedwig, appassionata di arte moderna, è a Parigi per approfondire la conoscenza di alcuni pittori di quel periodo, Hunkeler finirà suo malgrado per approfondire un capitolo imbarazzante della recente storia svizzera, dove lo zelo del bene sembra aver generato un male non ancora del tutto esauritosi.
(Quarta di copertina)
«Hansjorg Schneider, 74 anni, svizzero tedesco di Aarau, è considerato una via di mezzo fra Simenon e Camilleri. Fama che, a giudicare da questo romanzo teso, vibrante di grande umanità, sorretto da un dialogato di estrema raffinatezza, è ampiamente meritata. Hunkeler è discendente dei due grandi detective svizzeri: il Barlach di Durrenmatt e il sergente Studer di Frederich Glauser» (Giancarlo De Cataldo, «La Repubblica», 30.05.2013)
«Ancora una volta, però, come per i libri precedenti, la trama è un pretesto per andare oltre, scavare nelle pieghe e nelle piaghe della società (perlopiù svizzera), approfondire la deformazione dei valori. Sotto la lente di Cosa combini, commissario Hunkeler? finisce l’agghiacciante "Opera di assistenza per i bambini della strada", il programma realizzato tra il 1926 e il 1972 dalla fondazione svizzera Pro Juventute (con il sostegno – tra l’altro – della Confederazione): "Il suo scopo era rendere stanziali i nomadi in Svizzera, e per raggiungerlo si toglievano loro i figli. [...] Madri e padri ribelli che cercavano i figli finivano in carcere, in istituti, in cliniche psichiatriche". Il commissario Hunkeler sembra essere qui anche per questo: ricordarci che alcune violenze e ingiustizie, soprattutto quando sono perpetrate in nome della società civile, non vanno dimenticate» (Yari Bernasconi, «Giornale del Popolo», 15.06.2013)