Il passo dell'uomo

Il titolo di questo libro coagula in sé il valore profondo dell’opera di Vanni Bianconi, che raggiunge qui la piena maturità espressiva. V’è il senso del camminare lungo un percorso esistenziale e umanissimo, fatto di fatica e di gioia, di ostacoli e di ritmo da scoprire e mantenere. E il ritmo è appunto una delle più vitali componenti di questa poesia, che sa esprimersi ormai in forme variegate, ora tradizionali e ardue, come la sestina dantesca, ora volutamente più libere. Nelle tappe del suo incedere, Bianconi incontra se stesso, la sua storia familiare, le esperienze essenziali della vita – la morte, l’amore, la paternità –, eppure ogni tratto del viaggio si apre alla  dimensione più vasta della vita collettiva, della memoria e della speranza non di un semplice io ma di un commosso noi, appena mormorato ma non per questo meno pregnante, meno intenso. Ma Il passo dell’uomo è anche il varco periglioso, la bocchetta da raggiungere nella vita e nella scrittura che chiede impegno e tenacia, e  promette qualcosa: una possibile rifondazione, una crescita, forse una vita nuova. Un dialogo, anche, aperto e franco con i propri maestri e con i compagni di strada, che l’autore chiama a fraterna raccolta dai due vastissimi territori culturali a lui noti e cari: la tradizione italiana e quella anglosassone. E così, nella pagina conclusiva ispirata a Silvia Plath, gli umili funghi che salgono caparbiamente dal basso possono davvero dire, con l’autore: or ora erediteremo la terra.

Fabio Pusterla (Quarta di copertina)

Presseschau

«[...] ne Il passo dell'uomo abbiamo conferma di una grande architettura pubblica, uno spazio-libro camminabile, anche grazie ai piedi metrici di una scrittura versicolore. [...] Dovrete resistere dalla tentazione di afferrare subito questi testi, ma non perché vi siano tracce d'ermetismo o oscurità. La poesia di Bianconi si tende e distende verso il lettore senza apparenti problemi, eppure è un concentrato di forme minerali che rilascia un contenuto che da liquido si fa solido a poco a poco, come stalattite e stalagmite prossime a formare una colonna di senso, lentissima: un calcare verticale, ma anche un calcare di passi, nel solco in fondo petrarchesco che lo stesso titolo del libro prova a inseguire» (Alberto Cellottolibrobreve.blogspot.ch, 02.07.2013).

"Il passo dell'uomo", servizio su Cult TV di Claudia Quadri (RSI LA1, 20.01.2013).

«Un libro che ha richiesto e richiede tempo, all'autore e al lettore, per schiudere un mondo poetico fatto di picchi e profondità di non facile conquista» (Claudio Lo Russo, «La Regione Ticino», 29.11.2012).

Kurzkritik

Apparentemente impegnativo, eppure di grande naturalezza, il titolo della seconda raccolta poetica di Vanni Bianconi – Il passo dell’uomo, che non a caso segue un altro titolo significativo come Ora prima (Casagrande, 2008) – sembra già suggerire molte cose. E infatti, afferma Fabio Pusterla, «Nelle tappe del suo incedere, Bianconi incontra le esperienze essenziali della vita – la morte, l’amore, la paternità». Un viaggio ritmato da molti dettagli; dettagli infimi e allo stesso tempo, proprio perché infimi, universali: «Un gatto ferito nel patio / non si può muovere, fissa per ore / per due giorni ancora con odio / gli uccelli nascosti nei muri».

(Yari Bernasconi, «Viceversa Letteratura», n. 7, 2013)