Nel cuore che ti cerca
Rita ha dieci anni quando, in una mattina di marzo, a pochi passi da scuola, viene portata via su un furgone azzurro. Prigioniera in una stanza sotterranea due metri per tre, resiste per otto anni e si salva grazie alla sua forza e a un’inesauribile voglia di vivere. E’ la sua stessa voce a raccontare la discesa all’inferno, le crudeltà subite da un mostro dispotico che l’ha sottratta al mondo ma che ai suoi occhi riesce a rivelare inaspettate dolcezze. Il dramma di Rita si riflette come in uno specchio nel dolore del padre Toni Scaglione, incapace di rassegnarsi alla sua perdita. Le voci di padre e figlia si alternano, ripercorrendo, ora con durezza ora con slanci poetici, un passato familiare prima felice poi sempre più lacerato. La scena del dramma (su cui si affaccia il coro per lo più indifferente di chi ha assistito al prepararsi e al compiersi del crimine) si concentra sulla claustrofobica prigione di Rita per poi aprirsi alle strade di Milano. Qui si aggira ostinato il padre, seguendo le esili tracce della bambina e del suo carceriere e continuando la ricerca a Firenze, a Zurigo e infine a Siracusa dove il giorno di santa Lucia accade qualcosa che somiglia molto a un miracolo. Ma il viaggio di Scaglione si fa a mano a mano scavo interiore verso la scoperta del senso profondo della paternità. Nel cuore che ti cerca è un emozionante noir psicologico, un racconto che dà voce a un’adolescenza mancata ma alla fine salvata da se stessa, a una società cinica ma ancora capace di generosità, a un padre d’oggi che non si arrende all’evidenza delle indagini e continua a cercare la figlia nel proprio cuore.
(Quarta di copertina)
Di Stefano persegue da anni un’opera narrativa che sembra volersi liberare dalle pastoie della memoria, attraverso ripetuti tuffi nella cronaca. Lasciate alle spalle le intense impennate emotive dei primi lavori (Baci da non ripetere, Tutti contenti), continua a indagare la realtà attraverso la cronaca (nera): dopo i due adolescenti di Aiutami tu, eccolo impegnato con il rapimento di una bambina, giocato sulle voci contrapposte del padre che non perde speranza e della piccola prigioniera, dei vicini che parlano e di giornali che glossano. Il risultato oscilla tra la banalità un po’ esibita del giornalismo quotidiano (con il suo moralismo sornione) e il melodramma familiare, in un romanzo succoso ma talvolta un poco prevedibile.
(Pierre Lepori, «Viceversa Letteratura», n. 3, 2009)