Pellegrino di cemento Le Voyage d’Orient a 100 anni da Le Corbusier
Le Corbusier fece un viaggio attraverso Germania, Boemia, Austria, Balcani, Romania, Bulgaria, Ungheria, Istanbul, Atene, fino al Monte Athos, per poi tornare in Svizzera attraverso l'Italia. Chiamò l'esperienza Voyage d'Orient. Perché non raccontare il viaggio cento anni dopo, ripercorrendolo? Se lo è chiesto Flavio Stroppini sfogliando i «Cahiers de voyage». Linee, parole, nomi di città. L'autore ha capito che doveva ripercorrere quelle tracce. È partito con uno zaino convinto che aver letto romanzi d'avventura sarebbe stato sufficiente. Non è andata proprio così. Mesi seguendo una guida di cento anni fa. Perdendosi e ritrovandosi. Stroppini scrive: «È questo il viaggio. Sorprendersi continuamente, cambiare mezzi, arrangiarsi. Sono leggero, libero, vivo. Non mi trascino più. Galleggio». Guida? Romanzo? Forse racconto in viaggio. L'autore mescola il quotidiano con i ricordi, appunti di Le Corbusier con i suoi. Luoghi, persone, sensazioni. Paesi dove il tempo si è fermato e metropoli, monasteri e paesaggi mozzafiato. Ovest-Est-Ovest. Andata e ritorno. Seguendo Le Corbusier, ma con occhi diversi. Dice Stroppini: «Non sono un architetto. Mi affascina l'architettura. Racconto storie».
(Dalla presentazione del libro)
Nel 1911 Charles-Edouard Jeanneret, più tardi noto come Le Corbusier, compie un lungo viaggio verso est, che descrive nel suo Voyage d’Orient. Cent’anni dopo, e con lo scopo di scriverci un libro, Flavio Stroppini ha ripercorso lo stesso itinerario. Il risultato è un resoconto di luoghi ma soprattutto di persone, con una narrazione che privilegia le impressioni, le sensazioni. Non dunque un reportage giornalistico, ma un diario personale in cui il viaggiatore-protagonista è sempre in scena a fianco dei suoi temporanei compagni di strada, perché «viaggiare significa mettere in relazione i nostri luoghi con quelli degli altri, [...] scoprirsi uguali».
(Matteo Ferrari, «Viceversa Letteratura», n. 7, 2013)