Le gazzelle di Thomson
«Le poesie qui chiamate a raccolta sono allarmi emessi da un individuo particolarmente sensibile all'interno di una massa che si vorrebbe umana anzitutto in quanto animale: dotata di anima» (dalla Postfazione di Alessandro Martini). Non è un caso che Ugo Petrini intitoli i suoi componimenti alle gazzelle di Thomson, ruminanti esotici che, quando scorgono possibili predatori, mettono in allerta il gruppo con saltelli e balzi sul posto, facendo fremere la striscia nera che hanno sui fianchi. Similmente i versi del poeta di Montagnola e impegnato per anni nell'insegnamento dell'italiano, richiamano per leggiadria ed eleganza l'attenzione del lettore, rivelando un universo di presenze vegetali, animali e umane che popolano le pagine del volume.
Dopo molte plaquettes a tiratura limitata, le oltre cento pagine della raccolta Le gazzelle di Thomson confermano – senza che ce ne fosse alcun bisogno – l’importanza di un poeta come Ugo Petrini. Lontan(issim)o dai riflettori, Petrini prosegue da decenni un’esperienza profonda, attraverso una scrittura di rara delicatezza ed eleganza, ben ancorata alla tradizione poetica italiana. Similmente alle gazzelle del titolo, come afferma Alessandro Martini nella sua ricca postfazione, le poesie «qui chiamate a raccolta sono [...] allarmi emessi da un individuo particolarmente sensibile all’interno di una massa che si vorrebbe umana anzitutto in quanto animale: dotata di anima».
(Yari Bernasconi, «Viceversa Letteratura», n. 7, 2013)