Sinsigalli
(con gronchi, carrubi e mestizzi)

La meraviglia è la cifra più intensa di questo libro tanto più sommesso nei toni quanto più abbagliante di luci e di suoni, di ali e di azzurrità, e che si muove dalle regioni del fiabesco verso qualcosa che sfiora il monito, l’allegoria. Un poeta, qui, e un poeta dello sguardo, sensibile ai valori etici e civili della parola come Pusterla, ci vuole parlare di poesia nelle forme di un racconto fantastico. Forse neanche lo sapeva, all’inizio, proprio come i suoi sinsigalli, che non hanno «nessuna direzione prestabilita», e che pure avvertono il desiderio di volare verso l’azzurro, in alto, «sempre più in alto», e scoprono la forza e il valore del canto: «un piccolo canto comune», amato dal popolo dei «minuscoli», quanto odiato da quello dei truci carrubi, cupi e irosi, che vivono in uno stato di totale abbrutimento. Un canto di «nessuna promessa», e che pure sa illuminare le nostre coscienze, come il violino dell’ultimo frammento poetico, che «testardo ancora suona / da qualche parte, / suona», ricordandoci che è proprio nei momenti più bui che dobbiamo cercare la luce, andare avanti, «camminare sempre».

(Dalla presentazione del libro, Puntoacapo)