A l'est del Grand-Couloir L'abbandono forzato di un villaggio vallesano negli anni Trenta
Il primo protagonista è un villaggio, Zampé. Anch’esso ormai metafisico. Esisteva, non esiste più, esiste dettagliatamente nella memoria o nell’immaginazione, è rimasto “paradiso” nei ricordi.
Rimane tuttavia sempre immutato, incombente, più gagliardo di ogni memoria, in tutta la sua natura e indistruttibilità e con l’intrattabile e terrificante potenza delle valanghe che ha seminato più volte crani, tibie e femori “quello che lassù, a Zampé, chiamavano il Grand–Couloir”.
“La vita è malvagia, il mondo è ingiusto. Quel villaggio cancellato svela la crudeltà del cuore umano”, dice Philippe, il protagonista pittore. Un villaggio “assassinato dal volere dell’uomo... ciò che gli uomini avevano costruito in tanti secoli, un manipolo di incoscienti l’aveva distrutto.”
(Dalla presentazione del libro, Edizioni Ulivo)