La breve vita di Lukas Santana
Lukas Santana è un piccolo gangster di origine messicana, soldato semplice di una delle feroci bande che operano nel Rio Grande, nel sudest del Texas. Vive da dieci anni nel braccio della morte pur non avendo mai ucciso. Negli Stati Uniti d’America la Law of Parties, legge sulle Bande, consente l’accusa di omicidio di primo grado anche per chi non lo ha commesso materialmente, né l’abbia premeditato o pianificato. Lukas Santana vive in una cella di due metri per tre, ha tentato più volte il suicidio attendendo l’esecuzione della sentenza. Beatriz Macedo, che Lukas ha conosciuto solo tre mesi prima dell’arresto, lo sposerà mentre lui è già in prigione e gli starà accanto fino alla fine. I suoi sogni di ragazza – lasciare Rio Grande, frequentare l’università, liberarsi da un destino di povertà e frustrazione che sembra segnato per tutte le latinas – saranno interrotti. Perché Beatriz non sarà capace di abbandonare Lukas. Attorno a loro, una folla di personaggi ricchi di umanità: Thierry Morel, dottorando svizzero- francese in Criminologia, con cui Lukas intrattiene uno scambio epistolare sempre più intimo; il Santo, detenuto afroamericano, vicino di cella di Lukas, sorta di condannato-filosofo; Miriam, la mamma di Lukas, che il giorno della morte del figlio vorrà avere i capelli in ordine e le unghie dipinte; la sorella minore di lei, Ynez, che vive in California tentando una carriera intellettuale e vive sbarcando faticosamente il lunario; Falma, amica di Ynez, di origine albanese, confidente, sostegno e coscienza critica. Sullo sfondo, il fantasma di Abel, fratello minore di Miriam e Ynez, morto probabilmente cercando di attraversare la frontiera fra Messico e Stati Uniti.
Un romanzo corale di grande intensità, che sa restituire speranze e sconfitte individuali al di là delle leggi.
(Dalla presentazione del libro, La nave di Teseo)
Nach dem im Kosovo spielenden Roman Piccola guerra fredda (Einaudi, 2011) führt uns Elvira Dones in La breve vita di Lukas Santana (La nave di Teseo, 2023) nach Texas, in und um das Gefängnis, in dem der fälschlicherweise des Mordes angeklagte Protagonist über zehn Jahre lang leben muss. Die Unwägbarkeiten im Leben der Hauptfigur verweben sich mit denjenigen vieler anderer Figuren. Der Roman blendet bald vorwärts, bald zurück und zeichnet so das Leben der Hauptfigur nach, indem er von den jüngsten Ereignissen – den letzten Monaten in Freiheit, der Festnahme, der Haft – zu Kindheitserinnerungen übergeht, die ebenfalls von Schmerz und Gewalt geprägt sind. Die Themen, mit denen der Roman uns konfrontiert, sind wichtig, und ihre Benennung mutig: die Todesstrafe, die Voreingenommenheit der Justiz, die vor dem Bandengesetz gänzlich verschwindet, die dramatische Flucht der mexikanischen Bevölkerung in andere, verheissungsvollere Gebiete (wobei klar wird, dass auch in Texas, wo der Roman spielt, Probleme und Ausweglosigkeit vorherrschen). Dem klug konstruierten, mehrstimmigen Roman hätte es allerdings gutgetan, den Wust des Unglücks und Leids der Personen ein wenig zurückhaltender auszubreiten. Das daraus erwachsende Pathos verhindert bisweilen eine angemessene psychologische Tiefe, so dass nicht alle Figuren ganz überzeugen. Auch die Sprache wirkt etwas gezwungen in ihrem Versuch, einen mündlichen Tonfall nachzuahmen. Dennoch fesselt das Buch mit seiner Erzählung, die geschickt auf mehreren Ebenen verläuft, und mit seinem offenen Ende. (Natalia Proserpi, Übersetzung Ruth Gantert)