Le strade oscure
Una nuova indagine di Elia Contini

Ogni giorno all’alba uomini e donne passano il confine tra Italia e Svizzera per andare al lavoro. Si chiamano frontalieri e sono decine di migliaia. Ernesto Magni è uno di loro. La sua sembra essere una vita come tante, finché tra un brusco licenziamento e una separazione mai accettata non prende una brutta piega. Nella vicenda viene coinvolto Elia Contini, un piccolo investigatore privato che vive sulle montagne ticinesi e che, quando non lavora, osserva il mondo con ironia e disincanto. Con tutte le sue scelte esistenziali irrisolte, Contini finisce per trovarsi in una terra d’ombra che dal mondo dei frontalieri si estende a quello degli imprenditori in mezzo a corruzione, violenza, caos. Un noir che scava nella psicologia di protagonisti e comprimari inseguendo una storia di molestie sessuali, soprusi economici, antiche ruggini, ma anche slanci d’amore, tenerezza, intimità. Dove si può guardare ciò che accade con gli occhi degli animali immaginari che popolano queste pagine, forme mutevoli, specchi di sogni oscuri o fantastici, da cui fuggire o nei quali al contrario rifugiarsi, con la capacità di sperare nonostante tutto.

(Dalla presentazione del libro, Guanda)

Recensione

von Sara Rossi
Publiziert am 05.12.2022

Le strade oscure segna il ritorno sulle scene di Elia Contini, l’investigatore privato con l’ufficio a Paradiso e la casa tra i boschi di Corvesco nato dalla penna di Andrea Fazioli. Sono infatti passati alcuni anni dall’ultima apparizione di Contini, ma il tempo non sembra all’apparenza passato: lo ritroviamo ancora fidanzato con Francesca, amante delle volpi che si aggirano per i boschi intorno alla sua casa e alle quali continua a tendere degli agguati fotografici. Gli amici sono sempre gli stessi, il fido gestore del ristorante di Corvesco, pronto a nutrire-ascoltare-tacere a seconda della bisogna, e l’eremita Giona, capace ogni volta di accoglierlo e aiutarlo con la saggezza delle sue parole.

Eppure, in questa apparente immobilità della vita di Elia qualcosa sta cambiando, pagina dopo pagina si delinea un’evoluzione personale dell’investigatore, frutto delle tante riflessioni che il caso in cui viene coinvolto lo portano a elaborare e che si riflettono anche nella sua vita privata, al centro della quale c’è il rapporto sempre più saldo con Francesca. Fazioli sembra voler tornare al suo primo personaggio con la determinazione di non riproporre gli stessi cliché o una situazione cristallizzata, che farebbero di Contini un personaggio sempre uguale a sé stesso all’interno di romanzi la cui trama risponderebbe sempre alle stesse logiche. Per marcare ancora più concretamente questo cambio di passo, Fazioli interviene anche sulla cornice e sulla costruzione narrativa del romanzo, nella quale, per la prima volta in un’indagine di Contini, troviamo dei brani di prosa inseriti attraverso l’espediente delle lettere che Magni, il nuovo cliente di Elia, scrive alla figlia Vera, una bambina che sente la mancanza del padre dopo la separazione dalla madre con la quale vive. Queste lettere non servono alla soluzione del caso, anche se il lettore è portato a credere che contengano degli elementi risolutivi, ma assumono in realtà un ruolo molto più importante nella costruzione narrativa: costituiscono una sorta di bestiario medievale, e come tale sono simboliche, alludono a qualcosa, siano emozioni o avvenimenti, senza però spiegarli, rimangono là per Vera, come tracce da seguire per interpretare la vita. La bambina non sarà la sola ad apprendere la lezione nascosta dietro le parole del padre, anche Elia capirà che nell’ascolto degli altri, nell’empatia e nell’interiorizzazione dei sentimenti, ragionamenti ed esperienze altrui, sta la capacità di migliorarsi e di cambiare di pari passo ai mutamenti del mondo che lo circonda. Non per niente gli eventi narrati si svolgono all’interno della cornice della contemporaneità (frontalierato, criminalità organizzata, violenza), un ulteriore espediente per rendere Elia un personaggio in continua evoluzione, lontano dal topos dell’investigatore privato arguto e intangibile dalla realtà.

Le strade oscure resta però un romanzo giallo e come tale segue le regole del genere: dapprincipio viene presentato il caso, iniziano le prime indagini a cui segue un avvenimento che stravolge le premesse di partenza, vengono battute nuove strade, si fanno delle ipotesi da supportare con interrogatori o ulteriori indagini, si scartano le false piste per poi arrivare alla soluzione del caso. Pur nella fedeltà al modello noir, Fazioli fin dal capitolo iniziale del romanzo cerca di colorare leggermente fuori dai margini e lo fa proponendo a Contini di assumere un caso “strano”, perché tale è chi bussa alla sua porta: Ernesto Magni, un frontaliere divorziato, che si presenta ad Elia chiedendogli aiuto per decifrare un curioso avvenimento che da qualche tempo lo turba. La richiesta appare in concreto piuttosto fumosa, dal momento che, esattamente come nel suo bestiario, Ernesto ammanta avvenimenti reali di sensazioni, paure, e conclusioni fantasiose, cosicché l’investigatore si trova ad indagare ufficialmente sul furto di un portafoglio, ma in realtà deve cercare di capire quanto le paure di Magni siano vere. Ernesto Magni viene descritto più volte come “un uomo con troppa fantasia”, eppure i suoi timori, riflessi in certe bestioline descritte alla figlia, finiscono per rivelarsi più che veritieri, tanto che pagherà con la vita le risposte alle domande che si è posto. Magni muore prima di confidare tutte le sue scoperte a Contini, che dovrà cercare di ricostruire i sospetti della vittima e, seguendoli come molliche di pane, scoprirà che le paure di Ernesto, liquidate dai più come semplici fantasie, si basavano su eventi estremamente concreti, ma che per la maggior parte non c’entrano con la sua morte. Le sue paure sono pertanto giustificate, ma la sua fantasia e le sue elucubrazioni lo portano a trarre le conclusioni sbagliate e ad aver paura delle persone sbagliate. Finisce che anche Contini si trova irretito nella stessa rete di ragionamenti costruita da Ernesto, anche perché ciò che scopre e le aggressioni subite da lui e da Francesca sembrano andare in quella direzione, ma poi all’ultima curva, quasi letteralmente, Elia capisce e riesce a risolvere il caso salvandosi, per di più, la vita. La svolta giunge rapidamente e in maniera quasi del tutto inattesa: il lettore non la vede arrivare, ne sa insomma quanto Francesca, che in questa avventura è molto presente ed ha un ruolo piuttosto attivo, e il cui punto di vista è quello proposto al lettore fino al momento della rivelazione finale. Se bisogna muovere una critica alla costruzione narrativa, forse la si può ritrovare proprio in questa repentinità della risoluzione: c’è una evidente sproporzione tra il numero di pagine dedicate alle indagini a tutto campo e la soluzione trovata e spiegata in poche righe. Da una parte è un espediente letterario per far sì che il lettore non possa giungere a una conclusione scontata, dall’altra si fornisce una soluzione che non viene in nessun modo preparata prima, tanto che l’escamotage vecchio stile usato da Contini sembra più un modo per arrivare a una conclusione logica rapidamente, che un’effettiva e realistica intuizione.

La scelta di introdurre un personaggio come Magni e la sua propensione alla fantasia e al fantastico danno modo a Fazioli di realizzare un romanzo in cui una realtà molto concreta e crudele, fatta di omicidi, perquisizioni, truffe, violenza, aggressioni e criminalità organizzata, è ingentilita da una cornice fantastica costruita attraverso i racconti, le lettere e il bestiario che Ernesto scrive a Vera, o le riflessioni sulla natura umana condivise con Elia. Ed è proprio a partire da questa rielaborazione fantastica e filosofica della realtà che Ernesto prima e Contini poi giungono alla scoperta di un qualcosa più grande di loro. Talmente più grande che gli attori di questa dimensione parallela e criminale neanche si curano delle vite di Ernesto, Elia o Francesca, tanto che l’omicidio di Magni ha un movente estremamente più banale, ed è in qualche modo anticipata dalla citazione di Federigo Tozzi riportata in apertura del romanzo: «Mi pareva di durar fatica ad attraversare il chiaro di luna, così silenzioso, tra le ombre delle fronde e quelle delle cancellate dinanzi alle ville. Quando fui presso a un pino, sentii un usignolo; io feci un grido, e poi gli tirai un sasso. Avessi avuto un fucile!».

Il romanzo è popolato da tanti personaggi minori che Fazioli riesce a tratteggiare con perizia e attenzione, rendendoli coerenti e riconoscibili per parole e atteggiamenti. Non manca Giona, l’eremita amico di Contini, sempre pronto a dispensare consigli e massime che allargano gli orizzonti di Elia e lo confortano nei momenti di sconforto o indecisione. In questo romanzo una presenza costante e coinvolta nelle vicende, più di altre occasioni, è Francesca che può essere definita come una vera e propria guida per Contini: è lei il vero motore della storia, non solo perché dalle conversazioni tra i due l’investigatore trova nuovi spunti, ma perché è lei che alza l’asticella della loro relazione e lo porta a comprendere che anche lui è pronto a una nuova vita. Sia Francesca che Giona ricoprono anche il ruolo pragmatico di veri e propri aiutanti per le indagini di Contini, ma è curioso come il lettore, che segue gli scambi dialettici tra i protagonisti, sia convinto di avere una visione di insieme sugli avvenimenti e di essere pertanto più avanti di Contini nella soluzione del giallo, ma in realtà anche questo è un altro espediente usato da Fazioli per tenere occupato il lettore. Il solo che riesce a comprendere il quadro completo è l’investigatore: Elia Contini è decisamente tornato!