"Dialètt che canta" Paesaggi reali e mentali della Svizzera italiana: antologia di testi editi e inediti tra Novecento e i giorni nostri
Questa antologia di testi poetici dialettali della Svizzera italiana si sviluppa intorno a una scelta tematica, quella del “paesaggio”, giustificata in parte dalle prerogative dei destinatari a cui le poesie sono idealmente (sebbene non in modo esclusivo) dirette: gli appartenenti alla fascia d’età più matura, arricchiti da un’estesa consuetudine col territorio. Da qui l’idea di proporre una raccolta di versi riferiti ai dialetti della Svizzera italiana i quali, seppure in calo di presenza effettiva nella vita delle comunità, ancora segnano la nostra realtà comunicativa, testimoniando l’attaccamento che molti Ticinesi mantengono verso le parlate native. Il sottotitolo del volume precisa che si tratta di “luoghi reali” e “mentali” in quanto, per tutti, all’ambiente in cui s’iscrivono le esperienze di ogni giorno si somma sempre la tavolozza dei sentimenti multicolori legati a quel vissuto. Donde la spinta a tornare all’infanzia per il tramite della lingua, ai suoi codici gergali, “segreti” o persino esclusivi, cioè determinanti sul versante identitario. I criteri adottati per la selezione dei testi considerano una nozione ampia di territorio: non solo l’ambiente, per così dire, oggettivato (monti, fiumi, pianure, villaggi), ma anche le persone, gli animali e le cose che lo occupano. Senza escludere alcuni quadretti prettamente descrittivi, il “luogo interiore” affiora con evidenza nelle frequenti rispondenze tra spazio evocato e stato d’animo. Nella scelta si è tenuto conto delle principali varietà idiomatiche presenti in Ticino e nei Grigioni, procurando di offrire un’equa distribuzione tra Sopra e Sottoceneri, tra poeti di città e poeti periferici, coscienti del fatto che possa trattarsi, a volte, di delimitazioni e di distinzioni aleatorie. Si è procurato di mettere in valore, tra i quarantacinque autori presentati (molti dei quali mai apparsi prima d’ora in un’antologia di poeti in dialetto), anche la produzione femminile, intensificatasi particolarmente negli ultimi decenni. L’auspicio dei curatori è che il tema del “luogo” si proponga quale chiave di lettura in grado di sottolineare le relazioni, dense di significato, tra linguaggio e territorio. Lo scopo della pubblicazione non è quello di presentare i dialetti in chiave nostalgica o passatista, ma piuttosto di porre in evidenza il perdurare – nonostante i grandi cambiamenti intervenuti nel tempo – di una certa consapevolezza linguistica collettiva. La presenza percettibile di una sorta di “fonte originaria” condivisa, per molti un vero e proprio substrato linguistico, è forse in qualche modo ancora capace di generare un senso di “comune identità”.
(Dalla presentazione del libro, Alla chiara fonte)