Che si dice mentre tuona
No, non vedo come nevica.
Solo giorni dopo la neve,
la neve crostosa per terra
e dentro, dura, una traccia di lepre
che si rifiuta d’incontrarmi in questa vita.
Krause è allergico a qualsiasi uso retorico della lingua e diffida dei grandi sistemi.
Il suo gesto poetico consiste più nel dialogo con se stesso senza niente in tasca, il cuore come baricentro ben nascosto, nell’esporre il suo lato più intimo e familiare senza tradirlo, nel trovare una forma alla sostanza più preziosa che è stato costretto a proteggere sin dall’infanzia.
Con la complicità della nonna e l’ostilità del nonno burbero Thilo bambino si ritaglia un mondo, va a giocare in posti dall’atmosfera strana, che conservano le vestigia misteriose di un passato recente ma già in rovina.
In una poetica delle cose alla Montale, lo spazio-tempo sassone si contrappone a quello dell’adulto nell’odierna Zurigo.
La canoa su cui Thilo Krause prende il largo è la seria curiosità per mondi reali, teorici e letterari; anche il sapere tecnico offre spunti all’immaginazione poetica come tutto il resto del quotidiano.
(Dalla presentazione del libro, Marcos y Marcos)