Il salto

È un martedì mattina qualsiasi in una piccola città. Manu, una giovane donna in abiti da giardinaggio, è in piedi sul tetto di un condominio. Non si sa come sia arrivata lì, che cosa intenda fare. Grida, è molto arrabbiata, lancia oggetti verso i numerosi spettatori che si sono radunati per strada e cercano di filmare la scena con i telefonini, verso i giornalisti a caccia di notizie, i vigili del fuoco che cercano di aiutarla. La polizia ipotizza un tentativo di suicidio. La cittadina trattiene il fiato per un giorno e una notte. Per Finn, il rider innamorato di Manu, il tempo si ferma. Proprio come per la sorella di Manu, Astrid, che è nel bel mezzo della campagna elettorale per farsi eleggere sindaco; per Felix, il poliziotto che dovrebbe portarla in salvo; per Maren, la giovane sarta che non può rientrare nel suo appartamento. Le loro vicende si intrecciano in una storia carica di tensione fino alla fine, offrendo una visione originale dei destini delle persone che sfioriamo, spesso senza averne consapevolezza. Con ironia e partecipazione, Simone Lappert racconta il fragile equilibrio del nostro presente.

(dalla presentazione del libro, Guanda)

Presseschau

"Saltare salta, eccome. L'ouverture del romanzo di Simone Lappert, Il salto, che nondimeno si legge con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, non lascia dubbi. La ragazza che sta lassù sul tetto dell'edificio verdolino e che da un pezzo cammina agitata su e giù, tra il comingolo e la grondaia, si lancerà di sotto. O, anzi, più che buttarsi, continuerà a camminare sicura oltre il freddo bordo di ferro e si lascerà cadere nel vuoto. In quella paginetta preposta a mo' di prologo all'inizio della narrazione, composta con slancio lirico, senza nemmeno un punto fermo a spezzare le sue 25 righe e messa lì come un programma, o un avvertimento, o la rivelazione di un segreto che, risucchiati poi in una storia irresistibilmente trascinante, sarà bene tener presente, si vive in anteprima la caduta, il volo, il tuffo: spiccato a occhi aperti con l'idea di potenziare i sensi, di non perdere un dettaglio, di "vedere sentire sperimentare odorare" il più possibile. Un'esperienza simile capiterà di certo una volta sola. E allora "che ne valga la pena". [...] Simone Lappert [...] rivela, alla sua seconda prova narrativa (il primo romanzo Wurfschatten non è tradotto in italiano) quell'originalità e quella passione per la realtà che sono una prova di talento. [...] Un formidabile orecchio musicale - ottimamente captato dalla traduttrice Margherita Belardetti - buono a dare tono, slancio, ritmo al racconto e concretezza a una sensibilità di artista, hanno contribuito a creare il piccolo miracono di un'operina riuscita. E se in un paio di passaggi l'autrice si fa prendere la mano e casca nel cliché [...] o scivola in un fiabesco esagerato [...] le si perdona tutto per la simpatia suscitata da ciascuno dei suoi eroi. E per certe frasi nascoste come perle qua e là tra le sue pagine. (Alessandra Iadicicco, La Lettura, 11 aprile 2021)