Hagard romanzo
«Chi vuole districare la trama della realtà finirà per rimanervi impigliato. Personalmente rifiuto questa tesi. Desidero risolvere l’enigma, ma non ho alcuna intenzione di impazzire.»
Un paio di scarpe da donna intraviste nella folla in un pomeriggio di marzo. Tanto basta a Philip, agente immobiliare sulla quarantina, per dare avvio a un assurdo inseguimento al ritmo dei passi di una sconosciuta. Un atto trasgressivo e proibito, iniziato quasi per gioco, che diviene presto un’ossessione. Così, di colpo, Philip abdica alla propria vita, abbandona gli impegni, i doveri, ogni ruolo sociale, e si smarrisce, non senza ebbrezza, in un’esistenza interamente consegnata all’istante.
Trentasei ore nella vita di un uomo, scandite un gesto alla volta da un narratore che tenta di decrittare le ragioni di un comportamento apparentemente inspiegabile. Ne nasce un’indagine serrata, tra immedesimazione ed enigma, con il respiro di una requisitoria sullo sguardo maschile, sulla dipendenza dalla tecnologia e sulle ambiguità della passione.
Nel gergo della caccia il termine «hagard» designa quei falchi catturati in età adulta che non si lasciano mai davvero addomesticare. Sotto il segno di questa parola selvaggia, Lukas Bärfuss ha scritto un romanzo forsennato, che in un vorticare di ipotesi e immagini si inabissa nei fondali oscuri della coscienza contemporanea.
(L'Orma Editore)
"È in effetti la capacità di Bärfuss di mimare la mente in via di liquefazione del protagonista, la prima virtù del romanzo, che regala mometi gustosi anzitutto nella furia di costui contro le più disparate figure della fauna urbana dei nostri giorni: ai suoi occhi le persone più ordinarie si trasformano in mostri, perché è lui amutare, in un'escalation rabbiosa che ricorda quela dell'indimenticata performance di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia. (Vanni Santoni, La lettura, 14 marzo 2021)