Schiave e minatori
Versi per una scena

Tra pièce teatrale, poesia e saggio, Jean Soldini interpreta alcune emblematiche sculture di Vincenzo Vela incrociandole con l’attualità. Il risultato è un’opera breve ma densa, appassionata e pensosa, che si presta tanto alla lettura quanto alla messa in scena. 

«Il lettore incontrerà indicazioni sceniche che mi sono state presto necessarie. Vanno considerate come un’ossatura minima, nata insieme al testo. Non vogliono avere un carattere definitivo e coercitivo. Ero partito dall’idea di scrivere tre poesie; una per ogni opera scelta. Rapidamente ho iniziato a sentire e a ragionare in termini teatrali. Le sculture di Vincenzo Vela mi portavano in qualche modo naturalmente verso il melodramma. In un primo momento, volevo evitare questa via che m’intimoriva; si è poi imposta e ho finito per accettarla, anche perché è dall’adolescenza che sono affascinato dal teatro. Il registro linguistico, colto e popolare, vuole apertamente far pensare all’Ottocento pur parlando dall’oggi, oltre che del passato. In corsivo sono segnalati innesti testuali da documenti relativi alla compravendita di schiave, da Giovanni Pascoli, da Hasna Al-Hariri (una donna testimone delle violenze del regime di Bashar Al-Assad), da un canto dei minatori impegnati nello scavo della galleria ferroviaria del San Gottardo, dal Vela stesso, da Dietrich Bonhoeffer e, infine, da un Salmo.»

(Jean Soldini)