Eppure osarono Romanzo
Siamo nella valle di Comino a metà dell’Ottocento e Lucietta e Lia sono contadine di una bellezza intensa: occhi neri, chioma scura e riccioluta, il tipo di ragazze che, all’epoca, venivano cercate da pittori e fotografi internazionali per posare come modelle delle loro opere. E così, nel cuore della notte, le due giovani decidono di scappare in compagnia di Severino, il fidanzato di Lucietta, e provare a costruirsi una vita migliore lontano da casa.
“Per le donne l’idea di partire, con la prospettiva di dedicarsi a un mestiere così inusuale, non era priva di rischi e richiedeva coraggio”, racconta l’autrice del romanzo. “Partivano, però. Alcune di quelle modelle sono state ritratte da pittori famosissimi. Tuttavia i loro nomi sono pressoché dimenticati”.
Con il suo nuovo romanzo, Maria Rosaria Valentini racconta la storia di due donne coraggiose, che sono state in grado di sognare e di valicare limiti e confini.
Recensione
Due rondini, Tre voli, Un nido. Sono i titoli delle tre parti che compongono l'ultimo romanzo di Maria Rosaria Valentini, Eppure osarono (Francesco Brioschi Editore, 2021). Si intuisce subito un percorso, una parabola, che non mancherà di sorprendere chi legge.
Il tre è un numero importante, in questo romanzo. Tre sono infatti anche i personaggi di cui si segue il percorso di crescita: Lucietta, la vera protagonista della vicenda; Lia, con la quale Lucietta va ogni giorno alla fonte a prendere l'acqua; e Severino, un giovane pastore, orfano da quando era bambino, che le due amiche cominciano a frequentare. Siamo alla fine dell'Ottocento nella Valle di Comino ‒ «Napoli non troppo distante, Roma neppure» (p. 15) ‒ un luogo da cui giovani donne e uomini partivano alla ricerca di un futuro migliore in Francia e in Inghilterra, con l'intento preciso di diventare modelle e modelli per i pittori e i fotografi dell'epoca che, da Parigi e da Londra, scendevano verso sud per cercarli, in quanto «i loro tratti somatici, la loro forza fisica e la loro costanza risultavano perfetti per essere dipinti, elaborati, interpretati, trasposti», come spiega l'autrice in una nota.
A spingere Lucietta, Lia e Severino a partire, più che una vera mancanza o un bisogno, è quindi la voglia di un orizzonte più ampio. Ma è anche l'impazienza, caratteristica tipica della giovane età, di vedere realizzato il proprio potenziale. Non per niente la Valle di Comino è abitata da «ramarri in cerca di sole, rovi in attesa di more» (p. 15). Se ad accomunare i tre ragazzi c'è quindi questo sogno di un altrove, a distinguerli l'uno dall'altro c'è lo stato d'animo col quale affrontano l'idea di lasciare il loro villaggio natale. Lucietta, la più giovane, deve ancora scoprire molto della vita e ha un forte legame con mamma Rosalba e nonna Loreta; per questo oscilla fra dubbi e certezze: «A volte cancellava qualsiasi progetto. Altre volte si ingozzava di speranze e di futuro fino a farsi male» (p. 133). Lia e Severino, invece, hanno le idee più chiare riguardo a ciò che lasciano, ciò che desiderano e ciò che possono ottenere dalla vita: soprattutto, Lia ha un motivo solido (seppur segreto) per partire; Severino, dal canto suo, non ha nessuna vera ragione per rimanere.
Leggendo, è facile proiettarsi nella realtà di questa valle e poi lungo le strade dell'Europa di fine Ottocento. Un ruolo importante, in questo senso, lo giocano l'alimentazione e il rapporto fra l'uomo e la natura, intesa come fonte di cibo e, più in generale, garante di sopravvivenza. Si tratta di un aspetto già incontrato nei precedenti lavori di Valentini e che qui ritroviamo con ancora maggiore forza. L'approvvigionamento e la preparazione del cibo, in particolare, danno ritmo alle giornate, alle stagioni, alla vita delle persone. L'arrivo del menarca, per esempio, viene “curato” con la carne: «La nonna aveva fatto il giro del vicinato per rimediare interiora di pollo e colli e zampe di gallina. Aveva in aggiunta imprigionato qualche lumaca, prima a spasso sui muri, ora da abbrustolire. Quello si riceveva in pasto quando bisognava ristabilirsi da una febbre o anche da uno spavento o dalla fiacca» (p.22). Anche l'incontro fra Lucietta e Lia avviene grazie all'acqua, che hanno il compito di andare a prendere alla fonte. E il rito settimanale della preparazione del pane, da parte di tutte le donne del villaggio, fa da cornice a un momento chiave della prima parte del libro.
Interessante, a livello di immersione in una realtà distante dalla nostra, è anche la lingua utilizzata per i dialoghi, scritti in diversi dialetti, italianizzati «per una migliore leggibilità» (da una nota a p. 19); sebbene quella di dare un tocco regionale al parlato sia una scelta già fatta da Valentini in altri romanzi, in particolare in Magnifica (Sellerio, 2016), in Eppure osarono il lavoro sulla lingua dei dialoghi è più spinto, più coraggioso e, in definitiva, più riuscito.
Nel segno della continuità, ritroviamo in questo romanzo anche la qualità di scrittura alla quale l'autrice ci aveva abituato nelle precedenti opere, a partire dall'attenzione data alla scelta dei termini. Anche la poesia, altro elemento ricorrente nei romanzi di Valentini, torna a insinuarsi nella prosa, nel ritmo della narrazione e nella forza evocativa di certe immagini. Nel caso di questo romanzo, la poesia trova però anche la giusta collocazione nella classica forma in versi, all'inizio di ognuna delle tre parti in cui è diviso il libro, dove dà forma a una sorta di premonizione, annunciando come un oracolo ciò che accadrà in seguito.
La forza della prosa non è in ogni caso fine a sé stessa, si rispecchia anzi nel racconto di come i giovani protagonisti, in particolare Lucietta e Lia, acquistano sicurezza e ‒ appunto ‒ forza, affrontando di volta in volta nuove situazioni di difficoltà o incertezza. Il tema centrale del romanzo, ancora una volta, è quello della condizione femminile nella società. L'accento, in questo caso, viene messo sulle conquiste fatte dalle donne che ci hanno preceduto; su chi, nel suo piccolo, ha aperto nuove vie alle altre. Significativo in questo senso l'incipit del romanzo:
«La strada l'hanno fatta le donne, con i passi. […] Così, nell'andirivieni è affiorato un percorso sbilenco dove sono i sassi a farla da padrone: pietre sporgenti, spuntoni di roccia che servono a improvvisare dei gradini per arrampicarsi meglio. La terra privata del verde è umida, spesso fredda, giacché il sole sul viottolo arriva a tratti. La terra sembra offesa, scontrosa; ma ai suoi margini ogni radice difende il proprio piglio, la voglia inarrestabile di affermazione» (p. 15).
In definitiva, Eppure osarono può senz'altro essere considerato il romanzo fin qui più compiuto di Maria Rosaria Valentini. E se i ramarri restano in cerca di sole e i rovi in attesa di more, le donne, a partire da Lucietta, il sole provano a prenderselo e le more, con pazienza e tenacia, le fanno poco a poco maturare: «Andare con la voglia di andare. In tasca le proprie responsabilità riconoscendosi protagonisti e non vittime. / Così decise Lucietta. Non fu facile» (p. 205).