Poesia della svizzera tedesca tradotta da poeti
L'antologia che qui si presenta affonda le radici nella silloge Cento anni di poesia nella Svizzera tedesca uscita per Crocetti Editore, a cura di chi scrive, nel 2013. L'intento di quel lavoro era di presentare al lettore di lingua italiana la poesia della Svizzera tedesca, quasi del tutto sconosciuta in Italia. Come sconosciuta, quando non ingabbiata in stereotipi per lo più negativi, era - e ancora pare essere - la Svizzera, avvertita come Paese indifferente e appagato, isola felice sottratta alle dissonanze della storia. Al di là delle Alpi, un deserto esistenziale e culturale. Si trattava dunque, in quel primo lavoro, di effettuare una ricognizione. Di disegnare, con le voci dei poeti, una mappa di questa enclave così vicina e a noi così sconosciuta. Nella topografia poetica che a mano a mano prendeva forma, non si delineavano però, o soltanto in parte, i contorni rassicuranti di un compatto idillio (cui la Svizzera è storicamente associata). Ma si diramavano sottili linee di disagio, si aprivano incrinature: il rifiuto dell'ordine, le voci del dissenso, il lamento degli emarginati, il peso della marginalità. E l'incombere di frontiere, l'intersecarsi di delimitazioni poste dai confini. Confini invisibili tra differenti aree linguistiche e altri ancora tra cantoni con assetto politico e tradizioni culturali diverse. Confini che implicano la presenza di identità multiple, causa nel passato di frizioni e di difficoltà nel confronto identitario. Ma oggi - almeno così si spera di poter dire - fonte di arricchimento e di una spesso feconda complessità. I confini non vanno infatti intesi soltanto come limiti, ma anche come soglie da cui affacciarsi sul diverso: spazi di transizione e di contaminazione, incroci tra culture e approcci emotivi diversi.
(dall'introduzione di A. Zweifel Azzone)
Recensione
A sei anni dall’uscita dell’antologia Cento anni di poesia nella Svizzera tedesca, la curatrice e traduttrice Annarosa Zweifel Azzone, che per prima nel 2013 aveva pubblicato in italiano poeti svizzero-tedeschi, propone un nuovo progetto più ricco e diversificato. Diciannove poeti della Svizzera tedesca – uomini e donne, sconosciuti e meno – tradotti in italiano da diciotto poeti italofoni. In questa seconda antologia Zweifel Azzone mette da parte i ferri del mestiere della traduttrice per assumere piuttosto il ruolo di direttrice del coro: se sua è la scelta dei poeti traduttori a cui assegnare il compito, la scelta delle poesie da tradurre è stata lasciata a questi ultimi (per gustare qualche aneddoto riguardo a questa operazione si ascolti la puntata Il meglio di Alice, condotta da Massimo Zenari e andata in onda il 28 dicembre 2019 sulla Rete Due).
Il volume si presenta con una copertina completamente bianca nel cui centro si legge in maiuscolo rosso scuro il titolo Poesia della Svizzera tedesca tradotta da poeti e, subito sotto, il nome della curatrice: l’aspetto estetico e la nuda serietà sono quelle di una pubblicazione accademica. La pubblicazione si apre con un testo introduttivo con cui Zweifel Azzone entra subito nel merito non tanto di una teoria traduttiva, ma piuttosto di un approccio alla traduzione della poesia che vuole essere incentrato sulle personalità e sull’atto creativo dei poeti (sia germanofoni che traduttori). Infatti poesia e traduzione non sono considerati l’originale e la sua copia, ma piuttosto come «testi nati da uno stesso processo mentale, dotati entrambi di uguale dignità artistica» (p. 13). Con questa premessa la curatrice lascia che siano le parole dei poeti e dei traduttori stessi a proposito del proprio lavoro a introdurre di volta in volta i componimenti presentati nel volume. Loro meglio di chiunque altro sanno parlare del processo creativo alla base di due operazioni profondamente affini – la scrittura e la traduzione – in particolare quando si tratta di poesia. Avverte allora la curatrice che il libro non vuole essere inteso come lavoro accademico. Tuttavia purtroppo la sua apparenza e la sua struttura molto facilmente lo faranno passare per tale. Per questo motivo chi già può essere intimidito da temi imponenti come la poesia e la sua traduzione si lascerà forse ingannare e frenare dal soffermarsi sui singoli componimenti presentati al suo interno.
Nonostante questa piccola riserva riguardo all’aspetto formale del volume, nella parte centrale del libro, che dà spazio alle poesie in tedesco affiancate da quelle in italiano, il lettore può concretamente immergersi nel dialogo fra autore e traduttore. Di volta in volta introdotti da una breve introduzione sul loro lavoro, i poeti scelti rappresentano esempi molto diversificati e offrono perciò un’ottima visione d’insieme della poesia nella Svizzera tedesca. Vi si trovano autori ampiamente conosciuti anche all’estero, come Hermann Hesse, ma anche poetesse quasi sconosciute anche in Svizzera, come Magdalena Rüetschi. Sono riportate poesie di autori meglio noti per altre attività, come Paul Klee, ma anche perfetti rappresentati di una corrente letteraria, come è il caso della poesia concreta di Kurt Marti. In modo analogo tra i traduttori troviamo sia nomi già molto noti per il loro lavoro di traduzione letteraria, come Donata Berra o Anna Ruchat, e altri invece conosciuti perlopiù per le loro pubblicazioni in quanto autori, come Alberto Nessi o Antonio Rossi.
L’aspetto sicuramente più interessante, come sottolinea anche Zweifel Azzone nella sopra citata puntata di Alice, è il dialogo tra i poeti germanofoni e quelli italofoni messo in atto per mezzo delle poesie stesse. Senza l’intento di essere esauriente, e invitando caldamente chi legge ad addentrarsi nell’esplorazione delle poesie presentate in questa antologia, sono qui riportati alcuni esempi. Se l’intento del libro è quello di valorizzare in modo paritario le poesie in tedesco e la loro traduzione in italiano, questo si concretizza in una soluzione piuttosto inusuale in editoria, ossia nell’accostamento in alcuni casi di più varianti di traduzione firmate da traduttori diversi. Per esempio nel caso della poesia Meere di Friedrich Dürrenmatt a una versione di Giorgio Luzzi, più vicina a ciò che porbabilmente è abituato a sentire l’orecchio di un lettore italofono (si può, volendo, trovare un’eco manzoniana nel «giorno / che volge alla sera», p. 57), si accosta la versione di Fabiano Alborghetti che mantiene l’ambiguità di un giorno forse personificato («In einen Tag zu gehen, der sich / gegen Abend neigt» diventa «andare in un giorno, mentre / si fa verso sera», pp. 58-59).
In alcuni casi è possibile trovare tra le coppie di poeti anche un dialogo la cui origine è di natura biografica. Così ad esempio Fabio Pusterla sceglie di tradurre due poesie dell’amico Hugo Loetscher. Intellettuale molto conosciuto nella Svizzera tedesca, Hugo Loetscher è apprezzato in particolare per il suo uso dei mezzi letterari nel dare voce alla pluralità che caratterizza la realtà e, come è ben spiegato nell’introduzione al capitolo a lui dedicato, demiticizzare e liberare dalle ideologie la Svizzera di metà Novecento. Nella poesia Umarmung (p. 104), il poeta accosta due immagini apparentemente incompatibili: quella di due persone che si abbracciano in un qui e ora indefinito e quella della guerra in un altrove altrettanto indefinito. Leggendo la traduzione di Fabio Pusterla pare quasi di sentire lo stile personale del poeta tra i versi italiani poiché i due autori hanno in comune la capacità di riuscire a unire in modo sorprendente il vissuto del singolo a un’esperienza collettiva, per non dire esistenziale. Il coinvolgimento personale dei poeti è palpabile nei versi finali della poesia, siano in tedesco («ach würd mein Kuß in deinem Mund / für andere Brot», p. 104) o in italiano («ah, il bacio nella tua bocca / fosse per gli altri pane», p. 105). E allora forse proprio per mezzo della traduzione viene a crearsi quella che, semplificando, potremmo chiamare un’unica poesia “impegnata” – ma a due voci. Al di là dell’esempio citato, nel libro quasi sempre tra poesia tedesca e italiana, tra poeta germanofono e italofono, si crea un rapporto ludico o affettuoso, a confermare la definizione di Zweifel Azzone della traduzione come «atto di amore e di arricchimento» (p. 13) reciproco.
A concludere il volume, in linea con l’intento di cui si parla sopra, ogni poeta traduttore è brevemente presentato in quanto creatore. Per il lettore italofono, il volume potrà essere non solo un’occasione per scoprire nella propria lingua testi di poeti di lingua e cultura percepite a volte come lontane, ma anche di scoprire poeti più vicini che proprio per mezzo della traduzione, e quindi del dialogo, sanno mostrare nuovi aspetti della propria creatività.