I sogni di Anna
Un appassionante romanzo di Silvia Ricci Lempen, che racconta a ritroso cinque storie di donne di nazionalità e di estrazione sociale diverse, le cui vite si dipanano nell'arco di un secolo in luoghi e situazioni molteplici: da un tempo proiettato al futuro che deve ancora venire, retrocedendo via via fino alla prima guerra mondiale. Oltre a Roxani, di cui non possiamo conoscere l'accadere, la romana Federica catapultata a Glasgow, la svizzera francese Sabine, la francese Gabrielle, la svizzera italiana Clara, l'italiana Anna, con le loro avvincenti storie aperte che sono forse reali, o forse sogni. Quasi passandosi il testimone, di storia in storia, le protagoniste ingaggiano una serrata ricerca della felicità, che a volte appare ma spesso si dilegua. Sono storie di vita quotidiana calate in contesti storici e culturali tratteggiati con sapienza. Italiana di nascita e residente nella Svizzera francese, bilingue, l'autrice ha scritto in parallelo una versione francese dello stesso romanzo, contenente alcune variazioni.
(Dalla presentazione del romanzo, Vita Activa)
Recensione
Con il romanzo I sogni di Anna, scritto parallelamente in italiano e in francese (Les rêves d’Anna, Editions d’en bas, 2019, recensione di Claudine Gaetzi), Silvia Ricci Lempen ci invita in un viaggio nel tempo che da un futuro prossimo scava a ritroso fino agli inizi del Novecento, seguendo il destino di cinque donne la cui vita si svolge tra la Svizzera, la Francia e l’Italia. Federica, Sabine, Gabrielle, Clara e Anna sono le protagoniste dei cinque capitoli del libro, ognuno dei quali si concentra su un loro periodo di vita, grazie ad una voce narrante che si alterna tra la prima e la terza persona. In apertura vi è pure una sesta donna, Roxani, la cui storia è ancora tutta da scrivere visto che è proiettata nel 2030, sull’isola greca di Sifnos. Non ci sono parole a rappresentare il suo percorso, solo una delle 15 illustrazioni dell’artista Daria Tommasi, che ritroveremo sparse lungo il libro.
Molto attenta a rispettare dati storici e documentati, l’autrice riesce a cucire questi cinque affreschi del Novecento con equilibrio, senza incorrere nell’eccesso di didattismo che potrebbe privilegiare il messaggio femminista a scapito del valore letterario dell’opera, e senza però trascurare lo sguardo attento rivolto verso i cambiamenti vissuti dai personaggi e dalla società. Se le protagoniste del romanzo prendono vita in capitoli separati, esiste tuttavia un filo conduttore che intreccia le loro storie, così che gli episodi del libro sono in parte legati tra loro da un punto di contatto tra i personaggi. Il percorso di ogni protagonista s’imbatte infatti, casualmente o meno, in quello di un’altra, con la quale condivide una parte del proprio cammino di vita, permettendo all’autrice di servirsi di un’interessante strategia per amalgamare la materia narrativa ed unire le diverse voci in una polifonia ben orchestrata.
Anna, l’ultima ad essere presentata al lettore, la più “antica” in termini cronologici (il suo capitolo comprende il lasso temporale che va da gennaio del 1911 a giugno del 1917), pare essere la genesi della forza vitale che alimenterà l’esistenza delle altre. Lei è quella che, ancora adolescente e trovandosi in un collegio di suore, intuisce per prima i codici di repressione sociale a lei imposti. È a lei che l’autrice dà la possibilità di sognare, e questi sogni, annunciati sin dal titolo del romanzo, si ripresentano in modo intermittente anche nelle vicende delle altre protagoniste. Più che momenti di evasione, diventano quindi delle vere e proprie prese di coscienza sulla propria condizione di vita, che le aiuta a maturare e capire il mondo:
“Anna sognò che era scappata dal collegio, sola, di notte, scavalcando la finestra [...]. Nel sogno c’era solo la sensazione nitida di aver espulso da sé un peso enorme, come se l’edificio del collegio, oltre ad averla tenuta rinchiusa, fino ad allora le avesse compresso le viscere con la sua massa otturata e compatta”.
Nel paragrafo che segue al sogno, proseguiamo nella lettura: “Per la prima volta dopo due anni, Anna si era resa conto che fra i divieti sottintesi, mai imposti apertamente, che regolavano la vita del collegio, c’era il divieto di condividere segreti. [...] Anna si rodeva [...] per la rabbia di non aver notato prima quell’intelaiatura di soprusi zuccherosi, peggio di una mula con i paraocchi: ché quella, almeno, nemmeno lo sa, che a destra e a sinistra esiste il mondo”.
Per ognuna di queste donne la parola diventa così lo strumento essenziale di sopravvivenza e di affermazione di sé in un quotidiano retto da rigidi schemi patriarcali. In questo senso, la condivisione di segreti e piccole confessioni sarà una pratica ripetuta dalle cinque donne che permette loro di creare fragili alleanze e importanti parentesi di dialogo con sé stesse.
È quanto accade nel primo capitolo con Federica che, dopo aver lasciato Roma e il suo ragazzo artista, approda a Glasgow. Siamo nel 2012 e la donna si confessa in una lettera indirizzata a Sabine (la protagonista del secondo capitolo), rivelando l’assenza di utopie e di ideali che rendono incerti i suoi passi: “Per me l’avvenire è una parola vuota, non so che farci, cosa metterci dentro. Tu all’età mia avevi un ideale, e ce l’hai ancora, per questo mi vergogno di doverti dire che io non ne ho”. Il lettore segue quindi questa Federica contemporanea fino alla fine del primo capitolo come se fosse l’ombra incerta di un’altra donna, più decisa, più forte, la Sabine che ritroviamo nella seconda parte, vent’anni prima, a Losanna.
Siamo ora nel 1988 e la giovane teologa protestante contesta il mondo patriarcale della chiesa, mentre nella vita privata vive una storia d’amore con Moritz, uomo già sposato e con figli. Questo nucleo amoroso ci porta al terzo capitolo dove incontriamo Gabrielle, la moglie di Moritz, che narra i fatti della sua adolescenza vissuta in Francia durante gli anni '60, e ci rivela dettagli del suo amore illecito per una donna. Da questa storia di omosessualità proibita passiamo a quella di Clara, per poi giungere ad Anna e chiudere così il ventaglio di vissuti femminili.
Centrale sembra rivelarsi nel romanzo la complicità che mantiene coeso l’universo femminile nonostante i drammi, le ferite, i sogni e gli avvenimenti che si susseguono e che sono descritti con maestria dall’autrice grazie a modalità espressive variate e mai scontate: io narrante, narratore in terza persona, genere epistolare, diario, ecc, sono tecniche usate per non appesantire la trama e proporre nuove strategie di composizione della dimensione psicologica dei personaggi.
Come una spina dorsale dell’emancipazione femminile nella società patriarcale che fa da sfondo alle vicende narrate, le protagoniste rivelano una perseverante capacità di resistenza davanti alla corsa ad ostacoli che sembra essere la realizzazione dei propri desideri più intimi.
I sogni di Anna è in definitiva un romanzo complesso, composto seguendo le modalità di un puzzle, dove le varie parti si sfiorano e assieme completano un disegno ambizioso (basti pensare al dialogo con la versione francese, che non rappresenta una traduzione da una lingua all’altra ma un altro libro, come se di un’altra identità autoriale si trattasse). A volte questa struttura poliedrica rallenta la lettura e obbliga a una pausa. Ma la profondità con la quale Ricci Lempen affronta i temi a lei cari mostra il suo dominio nell’intrecciare e tenere sotto controllo il vortice narrativo che compone le 350 pagine del romanzo. Inoltre, questa struttura ad incastro rivela il vasto repertorio immaginativo e autobiografico sollecitato per la stesura dell’opera.
Molto interessante a questo proposito lo scavo a ritroso proposto dall’autrice, che obbliga il lettore a confrontarsi con un ripetuto slittamento dei riferimenti storico-temporali. Questo indietreggiare non provoca tuttavia una perdita di interesse o una caduta di tono della trama, ma avviva nel lettore l’attenzione verso la storia attraverso una specie di effetto di inquadratura a grandangolo: dall’osservazione di quanto ci è piú vicino e conosciuto, zoomato, lo sguardo progressivamente si sposta verso un campo visivo più lontano e globale, che richiede uno sforzo e un tempo di comprensione maggiori ma verso cui il lettore è sapientemente accompagnato per gradi. Così la storia osservata sempre più da lontano appare nella sua complessità e profondità. Il concatenarsi delle vite di queste donne rappresenta così un percorso di discendenza che assume le fattezze di una matrioska, dove vi è sempre una donna che genera (e che a sua volta ospita in sé) un’altra donna, più piccola perché temporalmente “spostata” all’indietro, come se fossimo di fronte a un dipinto in prospettiva.
In chiusura, una postfazione ricca di dettagli sulle fonti di ispirazione della trama aggiunge un tassello all’incastro di voci di queste donne affascinanti che, questa volta a confessarcelo è l’autrice stessa, “sono come una diffrazione infinita di me stessa, fatte della stessa pasta di emozioni, anche se spostate, disgregate o rovesciate, come nei sogni”.
Una complessa trama di voci femminili si congeda dal lettore con la postfazione, voci che in un qualche modo abitano dentro di noi, in sogno o in un dialogo silenzioso con chi ci ha precedute.
"Per me è importante dissociare la trasmissione tra una generazione e l'altra dalla trasmissione del ventre. Le donne sono sempre state racchiuse dall'idea della trasmissione biologica, madri carnali. Lasciando invece la trasmissione simbolica agli uomini. Qui invece io cerco di mostrare come questa sia importante anche tra donne. In letteratura se ne parla troppo poco." (Silvia Ricci Lempen intervistata da Valentina Grignoli Cattaneo, La Regione, 16 gennaio 2021)
Mit ihrem parallel auf Italienisch und auf Französisch (Les Rêves d’Anna, Lausanne: Éditions d’en bas, 2019) verfassten Roman nimmt Silvia Ricci Lempen uns mit auf eine Zeitreise, die von der nahen Zukunft zurück bis zum Anfang des 20. Jahrhunderts führt. Sie folgt dabei der Spur von fünf Frauen, von denen jede in einer speziellen Beziehung zu einer anderen steht und deren Leben sich teils in der Schweiz, teils in Frankreich und Italien abspielt. Fünf Protagonistinnen mit unterschiedlichem sozialen und kulturellen Hintergrund ergeben einen Gesamtblick auf die Lebensformen und die historischen, privaten, politischen und zufallsgeschuldeten Umstände, die ihr Leben geprägt haben. Geschichtstreu und gut dokumentiert gelingt es der Autorin, ihre fünf Porträts in einem Gleichgewicht zu präsentieren, das die gesellschaftlichen Veränderungen sorgfältig und präzise aufzeigt. (Prisca Agustoni in Viceversa 14, 2020. Übersetzung Ruth Gantert)