Il meccanico delle stelle

Il “meccanico delle stelle” è Jost Bürgi (1552-1632). Straordinario autodidatta, vive il periodo che vede gli inizi della scienza moderna: un’epoca di religiosità e di magia, dominata da potenti che fanno politica sulla base di previsioni astrologiche e vedono in comete e stelle i messaggeri della volontà divina, ma anche il momento storico in cui si affermano le idee scientifiche di Copernico e Galileo, o la Riforma di Lutero. Guidato dall’incontestabile logica di ruote dentate e ingranaggi, Bürgi osa “pensare”, “dubitare”. La ragione del meccanico, dell’astronomo, dello scienziato si scontra così con i dogmi della fede e le credenze della magia.

Un nuovo avvincente romanzo di Gianfranco D’Anna, in cui scienza e narrazione si intrecciano in modo originale e creativo, ricco di colpi di scena e peripezie, ma anche accurato nella descrizione dei fatti e dei convincimenti dell’epoca. Il timido ma determinato Jost – i cui orologi e globi celesti sono fra le più magnifiche creazioni dell’arte meccanica di tutti i tempi – non mancherà di accattivarsi la simpatia del lettore.

(dalla presentazione del libro, Dedalo)

Recensione

von Marino Fuchs
Publiziert am 08.04.2020

Il meccanico delle stelle di Gianfranco D’Anna racconta le vicende dell'orologiaio, matematico e astronomo svizzero Jost Bürgi (Lichtensteig 1552 – Kassel, 1632) che, tra il 1579 e il 1592, lavorò a corte di Guglielmo IV, langravio di Kassel, in uno dei primi osservatori astronomici europei.

Gianfranco D’Anna non è nuovo alla scrittura di romanzi in cui la scienza incontra la fiction. L’autore, fisico e ricercatore di formazione, aveva esordito con Il falsario. Storia della più grande truffa scientifica che si conosca (Mursia, Milano 2010), dimostrando di trovarsi a suo agio in questo filone che sviluppa due forti componenti: la divulgazione scientifica e la suspense narrativa. Il meccanico delle stelle va ad arricchire la collana “ScienzaLetteratura” dell’editore Dedalo di Bari, nella quale D’Anna aveva già pubblicato due altri volumi, L’elettrone dimezzato (2015) e Il neutrino anomalo (2017).

All’argomento scientifico, l’ultimo romanzo di D’Anna aggiunge un’ambientazione storica accuratamente ricostruita e non priva di fascino, un’epoca caratterizzata da grandi invenzioni e scoperte, che vede lo scontro tra il modello tolemaico e quello copernicano osteggiato dalla Chiesa. Su tale sfondo, D’Anna divulga le geniali creazioni di Bürgi nel campo degli strumenti astronomici e degli orologi, imbastendo una fiction di spionaggio sulla rivalità tra l’osservatorio di Kassel di Guglielmo IV e quello di Uraniborg gestito dal danese Tycho Brahe. Una sfida allo strumento più preciso per determinare la posizione delle stelle.

Il narratore, alla pari del “meccanico” protagonista, racconta le vicende muovendosi sapientemente su piani temporali differenti al fine di mantenere la tensione fino alle battute finali. Per fare ciò, accanto ai personaggi storici, D’Anna si serve anche di personaggi di finzione, funzionali alla spy-story. In particolare, Costanzo, novello Adso da Melk, che riprende il topos dell’apprendista sulle orme del grande maestro. Attraverso gli occhi di Costanzo si percepisce la genialità di Jost Bürgi e ci si addentra nell’attività dell’osservatorio astronomico di Kassel. Al centro delle appassionanti discussioni tra il meccanico e gli altri uomini di scienza, come l’astronomo di corte Christoph Rothmann e il matematico Paul Wittich, stanno naturalmente le teorie di Niccolò Copernico. D’Anna tratteggia in modo coinvolgente un’epoca dove l’impegno di una piccola comunità di scienziati nell’osservare il moto di stelle e pianeti ha favorito la formazione del pensiero scientifico moderno.

L’autore, in pagine capaci di trasmettere al lettore lo stupore e la meraviglia della scoperta, narra i miglioramenti messi in atto nell’arte meccanica, negli strumenti di misura e nelle teorie matematiche. Si prenda come esempio il primo orologio con la lancetta dei secondi inventato proprio da Jost Bürgi:

Sapeva benissimo cosa aspettarsi, ma rimase lo stesso a bocca aperta: per prima cosa udì un lieve rumore, doppio e cadenzato, non più i violenti impatti delle palette sui denti, ma un delicato accompagnare il moto, un battito duplice perfettamente isocrono. Ascoltò accostando un orecchio al meccanismo. «Bam, bam» si disse sottovoce, ma non era più così. Ascoltò ancora. «Tic tic…tic tac… Ecco, tic-tac!». Il suo orologio faceva “tic-tac”, e Bürgi sorrise. (p. 41)

Ed è proprio una creazione di Bürgi, il primo planetario mai costruito secondo il modello copernicano, ad essere al centro di intrighi di corte e vicende di spionaggio scientifico. Tycho Brahe sarà disposto a tutto pur di non perdere il vantaggio dei favolosi strumenti dell’osservatorio di Uraniborg, nella speranza di «risolvere l’enigma celeste»:

Per lui era un punto di onore e di fierezza riuscire a ordinare il firmamento e pervenire a un sistema del mondo rispettoso delle Sacre Scritture, purgando la visione tolemaica da quei macchinosi equanti, ma rifuggendo anche dalla bestemmia copernicana di porre al centro dell’Universo il Sole invece della Terra. (p. 116)

Ad ostacolare il lavoro di Bürgi e Costanzo non c’è solo Tycho Brahe, ma anche Primo Ansano, astrologo e mago della corte di Kassel, alla ricerca della macchina arithmetica teorizzata dal famoso esoterista John Dee, consigliere personale di Elisabetta I, anche lui in visita a Kassel. La situazione precipita sin dalle prime pagine quando Costanzo viene arrestato e accusato di avere fabbricato un oggetto diabolico.

Ampi flash-back ripercorrono dunque le vicissitudini che hanno condotto Costanzo verso il rito dell’esorcismo, pagine in cui l’autore illustra in maniera verosimile un mondo dove la scienza non si scontra solo contro la religione ma anche contro la magia e la superstizione. Esemplare in tal senso è l’episodio dell’apparizione nel cielo di Kassel della «stella nova», la più luminosa supernova mai vista nella storia dell’umanità. Un episodio realmente accaduto che D’Anna ci fa rivivere non solo attraverso l’osservazione razionale di Bürgi e degli altri scienziati ma anche attraverso la credulità della gente mossa dall’istinto della paura.

L’attenzione alla verosimiglianza ha comportato un notevole sforzo di ricerca e di documentazione da parte dell’autore, evidente nelle dettagliate descrizioni degli abiti d’epoca, degli usi e costumi sociali, in pagine dal sapore bozzettistico che descrivono la vita dentro e fuori le mura, nelle viuzze e nelle taverne, frequentate da indovini, erboristi, maghi, commedianti e soprattutto uomini alticci, oppure la vita a corte tra balli e ricevimenti. Nella ricostruzione storica, l’autore pone particolare attenzione alle pietanze in voga all’epoca (a tale proposito si veda nelle ultime pagine «l’appendice ghiotta: il panpepato») e alle soluzioni d’ingegneria in uso nella città.

Se le pagine in cui D’Anna si sofferma sulle invenzioni di Jost Bürgi ben si prestano ad alimentare il climax narrativo della fiction, risultano invece un po’ forzate le descrizioni della vita quotidiana che, quando eccedono nella precisione, tradiscono il loro intento didascalico. Si veda ad esempio la descrizione dell’appartamento di Bürgi e della sua novella sposa Johanna, quasi un’inserzione:

Nell’edificio in cui abitavano molti degli artigiani al servizio del langravio, la nuova coppia disponeva di un bell’appartamento, composto da un grande salone con balcone, una cucina indipendente dotata di un largo focolare, e addirittura l’acqua corrente. A quel piano dell’edificio, infatti, una condotta di legno distribuiva l’acqua contenuta in un serbatoio posto fra due muri del retro, che alcuni inservienti riempivano con i secchi se non bastava la poggia – un vero lusso, segno dell’apprezzamento che il langravio nutriva per il suo meccanico. (p. 68)

Parimenti, anche la struttura in quattro parti del libro, suddivise a loro volta in molti capitoletti di breve respiro (preceduti da didascalia riassuntiva), ostacola le potenzialità narrative di una fiction altrimenti ben pensata. A risultare un po’ macchinosa è soprattutto la prima parte del romanzo, in cui le micro-sequenze dedicate alla presentazione dei vari personaggi, i salti temporali e le descrizioni a tratti didascaliche, frenano l’avvio della spy-story.

A rinsaldare però la trama romanzesca, c’è la storia d’amore tra Jost Bürgi e Johanna Bramer, figlia del pastore David Bramer, officiante a Felsberg. Grazie all’incontro di questi due personaggi, dai caratteri tra loro complementari, Gianfranco D’Anna riesce a restituire un volto umano al suo «meccanico delle stelle». Il romanzo di D’Anna ha dunque il grande pregio di far rivivere il geniale scienziato svizzero, una figura forse oggi un po’ dimenticata ma che è meritevole di essere riscoperta.

Kurzkritik

Protagonist dieses wissenschaftlichen und gleichzeitig historischen Romans ist der Schweizer Uhrmacher, Mathematiker und Astronom Jost Bürgi, der zwischen 1579 und 1592 am Hof des Kasseler Landgrafen Wilhelm IV. in einer der ersten europäischen Sternwarten arbeitete. Vor einem genau rekonstruierten geschichtlichen Hintergrund, in dem das ptolemäische und das von der Kirche bekämpfte kopernikanische Modell aufeinanderprallen, präsentiert D’Anna die genialen Werke Bürgis und verflicht sie mit einer fesselnden Spionagegeschichte rund um die Rivalität zwischen der Kasseler Sternwarte und dem von Tycho Brahe geleiteten Observatorium Uraniborg. Als »Mechaniker« wie sein Held erzählt D’Anna die Geschichte geschickt auf verschiedenen Zeitebenen, so dass die Spannung bis zum letzten Dialog erhalten bleibt. (Marino Fuchs in Viceversa 14, 2020. Übersetzung Ruth Gantert)