La grande alluvione
Milano, 2037, un giorno lavorativo come tanti. Cece, giovane pubblicitario, è nell’ascensore di un grattacielo della città, sta parlando al telefono con sua moglie. All’improvviso la cabina ha un sussulto, si ferma e un attimo dopo inizia a precipitare. Terrore. Ma non si schianta, ammara. Il palazzo si sta riempiendo d’acqua, sempre di più. Quando Cece riesce a uscire dall’abitacolo lo accoglie una scena di devastazione: un’onda gigantesca ha spazzato l’intero edificio. E non solo. Tutta Milano è sott’acqua, per diverse decine di metri.
Inizia così questa storia di morte e di rinascita. Un’inondazione di dimensioni apocalittiche cancella la città e i suoi abitanti. Non tutti, però. Si salvano soprattutto i cittadini immigrati – nordafricani e cinesi – che nella Milano segregazioni sta degli anni ’30 del XXI secolo sono confinati nei nuovi ghetti, i tunnel della vecchia metropolitana resi stagni. Sono loro a dare vita alla nuova Mila’ hàn, una città che deve affrontare la drammatica sfida dell’integrazione, dove gli «Anteriori» (i cittadini autoctoni) non accettano di perdere gli antichi privilegi.
(dalla presentazione del libro, Tralerighe)