Effetto notte
Alessandro, giornalista radiofonico in crisi, dopo una promettente carriera, si ritrova a condurre una trasmissione notturna.
Gli ascoltatori telefonano per confessare le loro miserie, tra ironia e disincanto.
Le voci di personaggi tragici, buffi, surreali, disperati si alternano al racconto della deriva del grasso giornalista in crisi in una città americana, alla ricerca del bandolo della sua vita.
(presentazione del libro, Effigie)
Recensione
Il quarto romanzo di Pierre Lepori, pubblicato quest’anno presso Effigie edizioni, mentre lo si legge, è al contempo tutto da ascoltare: nelle varianti linguistiche del parlato radiofonico degli ascoltatori, negli intermezzi musicali abbinati sapientemente a ogni testimonianza, nelle voci da una sponda all’altra dell’oceano che si inframmezzano in una narrazione al passato e alla terza persona, già padroneggiata nella prosa precedente di Come cani (2015).
Dopo il cinema in Grisù (2007), il teatro in Sessualità (2011), la fotografia in Come cani, Lepori romanziere prosegue nel suo topos prediletto: la riflessione corporea ed esistenziale, questa volta però attraverso la dimensione acustica della musica e della radio di Effetto notte.
Nonostante sia chiaro il rimando cinematografico al titolo di Truffaut, si tratta qui di una nuova sfida, non facile, nemmeno per l’autore, noto corrispondente romando della Radio della Svizzera italiana. La prova nella quale Lepori si cimenta sta nel percepire i corpi e le loro storie, senza l’ispirazione descrittiva di un’arte volta alla visualizzazione come era stato precedentemente il caso con il cinema, il teatro e la fotografia, bensì passando attraverso il canale uditivo messo per iscritto e per codici QR, per arrivare alla tangibilità, densità e corporeità della lingua e dei personaggi dell’autore.
Questa novantina di pagine tratta di polifonia nel suo senso più autentico. A dare il ritmo della narrazione sono le voci in corsivo degli ascoltatori della trasmissione radiofonica, eponima del romanzo, Effetto notte, animata dal protagonista Alessandro (Alexandre nell’auto-traduzione francese Nuit américaine, Editions d’en bas, 2018). Un nome non nuovo per Lepori: già in Come cani c’era un Alex, ispirato alla figura del giornalista attivista Alexander Langer, figura centrale nella sua assenza per il protagonista fotografo Thomas, ossessionato dal suo ricordo. Nonostante la ricorrenza del nome, siamo di fronte a un nuovo personaggio e a relazioni inedite tessute nel sistema narrativo attraverso l’espediente radiofonico. Certo, in entrambi i brevi romanzi, i protagonisti, Thomas e Alessandro, si ritrovano in una dimensione professionale di pausa forzata, o meglio di totale sospensione coatta, volta alla ricostruzione dell’io e della sua percezione corporea. L’Alessandro presentatore di Effetto notte, percependo la sua inadeguatezza fisica e professionale, obeso e bulimico, non al passo coi tempi del web e dello streaming, decide per un periodo di esilio oltreoceano, in una città nordamericana, imprecisata e zoomorfa, una “balena industriale” (p. 34): la sagoma notturna di Montréal è suggerita dalle copertine di entrambe le versioni del romanzo, italiana e francese.
Dall’altra parte del globo, giorno e notte si invertono: è dunque possibile ascoltare Effetto notte in pieno giorno e vivere, o meglio sopravvivere insonne, vagabondando nella notte dei sotterranei della metropolitana “come una talpa che ha la sola cecità a guidarla” (p. 25), confutando il principio basilare di Alessandro:
“La notte è fatta per la notte, Alessandro non voleva cedere su questo punto, aveva lottato come non gli capitava da anni, si era sfiancato per difendere lo spazio sentimentale ed effimero di una trasmissione unicamente in diretta (chi le faceva più!)” (p. 9).
Andare a invertire la notte con il giorno, spostandosi longitudinalmente ad ovest tramite la sospensione di un aereo, è chiaramente per Alessandro, a questo punto della vita, un disperato tentativo di fuga dalla propria quotidiana esistenza: “Tutti a nanna. E lui solo, Ale, sveglio altrove, viveva e pensava, non esisteva per nessuno. Questa sensazione gli procurava un certo sollievo” (p. 19). La fuga esistenziale verso ovest, anticipando i fusi orari, è intrinsecamente uno sfuggire al tempo impietoso verso il corpo e la mente. Già il primo ascoltatore confida ad Alessandro il nucleo della problematica: “Il tempo, Alessandro, quello è il vero problema, quello non si ferma ad aspettare” (p. 5).
Metanarrativamente parlando, camuffare il giorno con la notte ci riporta al filtro notturno, espediente della finzione cinematografica reso celebre dalla Nuit américaine di Truffaut, onnipresente in questo romanzo acustico e radiofonico. Altri indizi riportano alla mise en abyme cinematografica per eccellenza: Pamela, la donna conosciuta per caso in America che “sembrava vederlo come si vedeva lui”, turbando non poco l’equilibrio instabile di Alessandro (p. 42), è il nome che dà pure il titolo al melodramma Je vous présente Paméla, messo in scena dal Truffaut-regista protagonista del suo Effetto notte. Il richiamo al film si fa totale nella chiusura della testimonianza di un ascoltatore (probabilmente il medesimo dell’inizio) che ritorna sulla tematica del tempo e, citando un momento bello della sua vita, racconta della visione del capolavoro del cineasta francese:
“Stanno girando un film e a un certo punto il regista dice all’attore principale che vuole abbandonare il set per una storia di cuore; gli dice – lo ricorda vero? – che i film sono meglio della vita. Cito a memoria, è più o meno il concetto di base. Sì, dice che nei film non ci sono code, non ci sono attese e tempi morti. Le nostre vite sono complicate, invece i film filano via lisci, come treni nella notte” (p. 92).
Come si può evincere dai corsivi di questa breve citazione, gli ascoltatori della trasmissione sono i veri speakers, che ogni notte affidano le loro esistenze sospese alla condivisione dell’etere, alla ricerca di ascolto ed empatia, mentre il presentatore di professione, agli antipodi della terra, è in realtà l’ascoltatore più accanito e al contempo più bisognoso di attenzione. Oltre all’inversione tra il giorno e la notte, siamo di fronte a un’altra inversione, questa volta nel sistema dei personaggi del romanzo. In questa dialettica dell’ascolto e del racconto radiofonico messo per iscritto, sfilano e si mettono in scena oralmente e musicalmente tutta una serie di vite non straordinarie, quotidiane, tragiche, tragicomiche, di “disperazione a basso voltaggio” (p. 7). Le loro voci continuano attraverso gli intermezzi musicali, scelti ad hoc dall’Alessandro-Alexandre-Lepori, a seconda delle versioni italiana e francese, accessibili tramite i codici QR alla fine di ogni testimonianza. Per l’edizione italiana, la voce di Milva in Surabaya Johnny, decisa e carnivora, sembra essere l’alter ego dell’ascoltatrice verace e frivola che ripensa al suo Cesare. L’Amico fragile di Fabrizio De André, interpretato da Vasco Rossi, “evaporato in una nuvola rossa”, continua lo sconforto di un alcolizzato: “triste, ho bevuto la pioggia. Pioggia, vino” (p. 21). La voce bassa, alla Vittorio Gassman, di un ascoltatore che riconduce esclusivamente ad essa la percezione del suo esistere, la si ritrova in quella del basso Ildebrando D’Arcangelo che canta “alma non trova mai pace” in Fra l’ombre e gl’orrori di Händel.
Dal jazz alla musica classica, da quella d’autore a quella dialettale dell’Anonimo siciliano di Mi votu e mi rivotu, la playlist di Lepori, gioiosa e triste, grave e acuta, luminosa e tenebrosa, è un paratesto fondamentale per comprendere a pieno il romanzo. In tal senso, si ascolti attentamente Michel di Claudio Lolli. La canzone, rivelatrice di un personaggio chiave del romanzo più per la sua assenza che per la sua presenza (allo stesso modo dell’Alex di Come cani), è posta alla fine della penultima testimonianza, in cui il presentatore in esilio, fattosi ascoltatore, alzerà la cornetta per chiamare Effetto notte, l’amata trasmissione conclusasi sugli archi e gli ottoni, magnifici, di Georges Delerue. Buon ascolto!
Effetto notte (in der von ihm selbst übersetzten französischen Version La Nuit américaine) ist der vierte Roman des in der Westschweiz lebenden Tessiner Autors Pierre Lepori. Trotz des ausdrücklichen Verweises auf François Truffauts Mise en abyme (den Film Die amerikanische Nacht) der den gesamten Text durchzieht, lässt sich der kurze Roman jedoch nicht auf ein Filmzitat reduzieren. Effetto notte ist in erster Linie ein vielstimmiges, akustisches Werk, ein Lese- wie auch ein Hörerlebnis. Der Radiojournalist Alessandro begibt sich ins selbstgewählte Exil nach Amerika auf der Suche nach sich selbst. Dabei hört er den verschiedenen Stimmen zu, die sich in seiner Abwesenheit bei seiner Radiosendung melden und ihr Leben erzählen. In der geografischen Entfernung, auf der anderen Seite der Erdkugel, wird die Nacht zum Tag und der Sprecher zum Zuhörer – für die anderen und für sich selbst. (Sara Lonati in Viceversa 14, 2020. Übersetzung Ruth Gantert)