Non perdere le viti [Sauver les meubles]
Fotografo dalle velleità artistiche ripetutamente deluse, a trent’anni suonati il protagonista di questo romanzo si ritrova a lavorare per un grosso mobilificio. Il suo compito: fotografare mobili e complementi d’arredo per il catalogo patinato dell’azienda.
Sarà per via dei set micidiali (ore e ore a mitragliare finte famigliole sorridenti in cucine superaccessoriate) o della storia con la bella, perfetta Nathalie, saranno i siti d’incontri su cui chatta compulsivamente o la casa per anziani (che sembra l’anticamera dell’Inferno) dov’è parcheggiato il padre, ma il nostro protagonista sente crescere in sé un forte senso di oppressione.
Finché, nel seminterrato della ditta, in un frastuono da fabbrica un tale Christophe, addetto al collaudo (di fatto alla distruzione) dei mobili, gli propone di riscattarsi collaborando a un sito porno dalle pretese estetiche e creative…
Non perdere le viti descrive con una leggerezza deliziosamente cinica le nevrastenie della società dei consumi nell’era di Internet. Con tono caustico e dialoghi pieni di humour che ricordano le più irriverenti serie tv, Céline Zufferey ci restituisce una realtà fatta di cliché, illusioni consolatorie e distorte fantasie sessuali. In un mondo come questo è ancora possibile essere liberi?
(dalla presentazione del libro, Casagrande)