Fuori per sempre
Un litigio risveglia pensieri insopportabili e Giulia salta in macchina, guida giù per la valle, ingoia pastiglie.
Si sveglia all’ospedale psichiatrico, e diventa una furia: vuole uscire subito, tenta in tutti i modi di fuggire, rifiuta le cure e i camici bianchi.
La dottoressa Sortelli ci mette tanto a conquistare la sua fiducia.
La spinge a raccontare la storia della sorella Annalisa, che per Giulia è un macigno da superare.
Una volta aperto il cuore, tutto si capovolge: da prigione, l’ospedale diventa una culla, e Giulia non vorrebbe più rinunciare alla sua tiepida protezione.
Non si sente pronta ad affrontare la propria fragilità, e il rischio della vita vera.
Nel pieno di questa resistenza, irrompe in reparto Alex Sanders, tutta fuoco e tempeste.
Porta il fascino della fuga irresponsabile, e Giulia non resiste.
(dalla presentazione del libro, Marcos y Marcos)
Recensione
Dopo l’esordio nel 2016 con Chiara cantante e altre capraie, Doris Femminis, infermiera psichiatrica di professione, torna in libreria con il suo secondo romanzo che esplora il mondo lavorativo dell’autrice. Fuori per sempre, edito da Marcos y Marcos nel 2019, racconta la storia di Giulia, giovane ventenne ancorata alle valli ticinesi degli anni ’90 che, a seguito di un tentativo di suicidio, viene ricoverata nell’ospedale psichiatrico di Mendrisio.
È proprio nel contesto difficile e poco conosciuto della psichiatria che ci invita ad entrare Doris Femminis: con delicatezza e incisività allo stesso tempo, l'autrice rende accessibile ai lettori la depressione, presentata qui sia dal punto di vista dell’esperienza dei pazienti che da quella del personale curante. Il corposo romanzo dell’autrice ticinese, residente da anni nel Canton Vaud, permette di iscrivere il contesto del ricovero nella complessità del mondo esterno. L’ospedale non è qui concepito – come spesso nella realtà che conosciamo – come un luogo a sé stante ma, al contrario, come un universo che – per gli esseri umani che lo abitano, personale compreso – è naturalmente e fittamente intrecciato con quanto lo circonda.
La vicenda si articola principalmente attorno alla storia di tre ragazze, Giulia, Annalisa e Alex Sanders, i cui destini si riveleranno essere ancora più legati di quanto non sembri inizialmente. Giulia è nata a Giusello, un piccolo paese situato in una valle di montagna negli anni ’70, in una famiglia numerosa in cui il ruolo di ogni membro sembra da sempre essere ben definito. A lei spettano il matrimonio e una vita concreta. Nonostante il forte legame con la sua terra natale, la ragazza, portata per gli studi, è però attirata dalla vita di città e decide presto di trasferirsi a Ginevra per studiare storia. Diversa, confusa e in cerca del suo futuro, Giulia si ritrova ingabbiata nella depressione fra le mura dell’ospedale che dovrebbe aiutarla a capire sé stessa, inizialmente tramite il racconto della storia di Annalisa – la sorella piccola –, poi con la vicinanza di Alex Sanders, altra paziente dell’ospedale particolarmente passionale, irriverente, e stracolma di rabbia, che la trascinerà di fuga in fuga alla scoperta dei propri limiti. A completare il quadro ci sono poi le storie dei suoi famigliari – la madre, afflitta da una depressione cronica, i fratelli, fra i quali Saverio – quel “cuore impacchettato di betulla” che cerca di vivere la sua omosessualità nel contesto della vallata di montagna non ancora pronta al cambiamento, il migliore amico Esteban, un “lumino acceso tra i rami”, saldamente e salutarmente ancorato, insieme ai genitori, al territorio naturale che lo circonda, poi la psichiatra Elena Sortelli che vive in prima persona le difficoltà di un divorzio, le infermiere, le anime del villaggio. Quello di Femminis è un romanzo che dà spazio a tante voci: dalla vicenda principale prendono spunto tutte le altre, a riprova del fatto che una storia porta sempre con sé anche quelle delle persone vicine e che dietro a un contesto spesso considerato freddo e anonimo come quello di un ospedale pulsano le vite e le preoccupazioni degli esseri umani che lo costituiscono in quanto luogo. Ognuno dei personaggi – anche quelli secondari – viene introdotto nel contesto che lo ha forgiato. Così la descrizione della famiglia Sortelli: “I Sortelli erano un’importante famiglia di Milano. Benedetta Bonalumi, la madre di Elena, considerava la schiena dritta e la fronte alta una responsabilità che la figlia doveva onorare insieme ai doveri di una donna, alle esigenze dello studio e al rispetto di Dio.” In poche righe, grazie a qualche immagine efficace, Femminis riesce così ad aprire ancora di più la trama del romanzo fornendo gli spunti per riflettere ad altre questioni apparentemente laterali che hanno il pregio non solo di costituire un terreno solido e convincente per lo sviluppo dei personaggi e del contesto della narrazione ma anche di arricchire ulteriormente la vicenda riflettendo la complessità del mondo reale. Fra i banchi di scuola, per esempio, “il maestro di biologia aveva informato la classe di Giulia che una nuova malattia avrebbe finalmente liberato l’umanità da froci e drogati e, adesso, la paura aveva anche un nome.”
Se il moltiplicarsi delle storie fornisce al lettore un contesto estremamente ben rappresentato che tratta una gran vastità di temi interessanti – il rapporto madre e figlia, le relazioni di coppia, il diventare adulti, l’io in relazione con l’altro, il legame col territorio, la città in contrasto alla vita di campagna, la droga, la sregolatezza, il sesso, gli eccessi, passando per la storia della psichiatria e i pregiudizi verso tutto quanto è diverso –, la ricchezza del romanzo rischia forse di rallentare leggermente la lettura, soprattutto nella parte iniziale, in cui la narrazione della vicenda principale – nonostante l’incipit in medias res – fatica leggermente a entrare nel vivo a favore della posa del contesto colorato dagli eventi più o meno marginali. Tuttavia, una volta preso il via, la trama non concede più nessuna pausa e il lettore è preso in un piacevole vortice ritmato dalle fughe e dalle vite intricate dei personaggi.
Particolarmente avvincente dal punto di vista della trama e convincente dal punto di vista linguistico la parte centrale, dedicata ad Annalisa, sorella minore di Giulia, il cui destino è una ferita aperta nel cuore della ragazza. In profonda connessione con la foresta e tutto quanto essa vi trovi, Annalisa è una bambina che si appropria del mondo non tanto tramite le parole quanto grazie al materiale offertogli dalla natura. Con grande potenza espressiva, Doris Femminis riesce a descrivere le emozioni, le sensazioni e le immagini che la bambina elabora per mezzo di miniature che lei stessa compone servendosi di foglie, corteccia, fili d’erba, legnetti: “Il dottor Turini disse parole di faggio. Ai genitori si dipinsero fiori in volto. Le lumache erano sparite, niente ricci.”
Questa parte del romanzo risulta la più riuscita, tuttavia Fuori per sempre è convincente nell’insieme. La lingua è una lingua viva; le immagini, forti ed essenziali e dirette quando serve, riescono a dire l’indicibile – rendendolo ancora più incisivo – scartando leggermente di lato. È così che viene descritto l’ambiente del celebre Platzspitz di Zurigo durante una delle fughe dall’ospedale:
“A vent’anni, l’unica forza che rimaneva era quella del manco; ed era grazie a quella sofferenza che si sarebbero alzati per vendere o vendersi in cambio della prossima dose.
La polizia marciava su e giù con i manganelli e s’immischiava nelle risse che scoppiavano tra le bande, di fronte ai tavolini dove volontari della Croce rossa distribuivano siringhe e disinfettavano ascessi, mentre i ragazzi che vivevano nel parco trafficavano con clienti di passaggio, si bucavano in ginocchio e stramazzavano contro un albero o un’infermiera. Un olocausto di figli dei fiori.”
Le variazioni stilistiche e di ritmo da una sezione all’altra corrispondono al contesto che descrivono. Le parti dedicate all’ospedale – più lente, più piane – vengono rianimate da quelle vive e scattanti delle fughe (dove il linguaggio giovanile è ben amalgamato al resto del testo e le sensazioni provate dagli adolescenti frementi espresse con l’ardore corrispondente) o della vita a contatto con la natura. È tuttavia proprio quest’ultimo elemento a dare il nutrimento vitale alla lingua di Femminis che, nelle parti in cui può ispirarsene, riesce a dare il meglio di sé:
“Il treno che li avrebbe condotti sull’altopiano partì lentamente dalla cittadina termale, attraverso gli ultimi prati verdi, s’inoltrò tra le colline che pian piano sbiancavano e s’inerpicò tra le foreste come una slitta trainata dai cani, rallentando sulle curve, faticando sui dislivelli, finché, giunto ansimando, corto e tracagnotto, riprese fiato e varcò il colle tra mura di neve. Allora si fece leggero e scivolò verso una pianura che sembrava un racconto nordico di abeti e orizzonti, e in quel paesaggio che si apriva bianco e immacolato, Giulia rimpianse il Mottino, Maria, Saverio e ogni cosa conosciuta e rassicurante che fin lì l’aveva protetta dallo sbando.
Giunsero al capolinea un dicembre di tormente.”
Un’esperienza di lettura interessante dal punto di vista linguistico che conquista il lettore anche per l’attitudine con cui presenta una realtà difficile così com’è, nuda e cruda ma tutt’altro che fredda, che dice quello che c’è da dire senza sentimentalismi tramite una lingua che ci permette di concepirla.
Doris Femminis’ Zweitling Fuori per sempre erzählt die Geschichte von Giulia, einer jungen Frau von zwanzig Jahren aus einem kleinen Bergdorf im Tessin, die verwirrt und voller Zukunftsangst nach einem Selbstmordversuch in der Psychiatrie von Mendrisio landet. Giulia sträubt sich zuerst gegen ihre Internierung, findet im Krankenhaus jedoch einen sicheren Ort, an dem sie sich selbst besser kennenlernen kann. Die Sprache dieses Romans ist dicht, verankert in der Region, in der die Handlung spielt. Der starke, ereignisreiche Roman voller Denkanstösse beschreibt präzise und feinfühlig die Realität der psychischen Störungen durch den Blick der verschiedenen Beteiligten. (Carlotta Bernardoni-Jaquinta in Viceversa 14, 2020. Übersetzung Ruth Gantert)