Il senso incerto
Questa raccolta poetica, in un linguaggio asciutto ed essenziale, denso e meditato, come un diario di bordo, intesse sezioni come colonne portanti di un cammino per un itinerario di ricerca, di riflessione sull'esistere.
Il confronto con la realtà quotidiana, anche quando inganna o è semplicemente inadeguata, porta ad un bilancio sempre in divenire, a volte manifestando un “io lirico”, a volte coinvolgendo un interlocutore, che sia “tu”, o “voi”, fino al “noi”.
(dalla presentazione del libro, Manni)
Rezension
Volendo rappresentare graficamente la ricerca di un senso – sia di un testo, sia della vita – forse potremmo utilizzare una delle forme più comuni di scarabocchio, o ghirigoro, spesso tracciata in modo spontaneo per tenere le mani occupate durante una telefonata. Una linea continua che si curva creando un cerchio e dà via, a sua volta, a un cerchio successivo fino a formare il disegno di una molla o spirale allungata. Secondo questa rappresentazione il senso non è mai raggiunto, anzi proprio nel momento in cui sembra conquistato, la ricerca continua riconducendo a volte allo stesso punto da cui si era già passati. La ciclicità ha un ruolo centrale anche nella raccolta di poesie Il senso incerto, la più recente di Fabio Contestabile, pubblicata dall’editore leccese Manni, e si rispecchia in diversi livelli del testo: nella macrostruttura del libro, passando dai temi ricorrenti per arrivare fino al piano retorico dei singoli componimenti.
Il consistente indice inserito in conclusione al libro permette una visione d’insieme della struttura della raccolta, suddivisa in otto parti. La prima porta lo stesso titolo del libro ed è suddivisa a sua volta in tre sezioni, all’interno delle quali sono listati i singoli componimenti. Con lo stesso principio sono strutturate quelle successive: Questa giornata è divisa in sei sezioni che raccolgono un numero variato di componimenti sempre numerati, Eco ed ego in due, Il viaggio: quella curiosa mancanza di storia in tre. Le ultime quattro parti sono più brevi e non sono dunque ulteriormente suddivise. Le singole parti sono numerate con cifre romane, le sezioni al loro interno con quelle arabe e le singole poesie a loro volta con il sistema numerico romano che a ogni nuova sezione riparte dall’uno. Questa struttura ha come conseguenza una continua ripresa delle stesse cifre. Per il lettore che apre il libro a caso, ciò significa un potenziale smarrimento che lo porta a non sapere più in quale parte e sezione situare il componimento. Se questo può far scaturire un senso di irrequietezza, d’altro canto permette anche un ventaglio di possibili letture del libro.
Non sono solo i numeri a ricorrere, ma anche alcune parole e, si scoprirà man mano approfondendo la lettura, pure alcune tematiche. Fin dal primo componimento Quell’ora di assenza (p. 7), troviamo un tema caro a Contestabile: il tempo. Il tema ricorre nelle sue raccolte precedenti (non a caso una porta il titolo Spazi e tempi, Manni 2011) ma anche nella sua finora unica pubblicazione in prosa La mappa per Pétur (ADV-Alla chiara fonte, 2015). L’ora citata nel titolo della poesia, unità per misurare il tempo, da subito sfuma. Tuttavia proprio il suo sfumare in un’unità più indefinita come la sera («quell’ora di assenza/ da cui nasce la sera», vv.11-12) permette di descrivere un momento liminare. Molto presente in questa prima parte della raccolta è una poetica dell’indefinito di discendenza leopardiana, densamente concentrata in parole quali “i silenzi” o “l’orizzonte”, “spazi” o “vento”. Nella sua ricerca sembrerebbe allora che l’io poetico si trovi continuamente nella condizione di non riuscire a raggiungere un senso, in quanto ogni cosa rimane indefinita e non permette possibilità di sollievo dallo stato d’incertezza. La realtà del qui e ora («questo è il paesaggio, e non altro», p. 21) sembra l’unico stato a cui è possibile ancorarsi, ma anche questo viene continuamente messo in dubbio: si noti la ricorrenza di proposizioni avversive nei componimenti di questa parte (“ma”, “in realtà”, “eppure”).
Altro tema importante nella raccolta è il mare. I componimenti marittimi sono forse i più ottimisti della raccolta o perlomeno la vicinanza a quell’enorme superficie d’acqua, rispettivamente l’evasione al largo, sembrerebbero permettere momenti di dolcezza e di evasione dalla realtà. Il mare ricorre sia nelle composizioni di Questa giornata, sia in quelle dedicate al tema del viaggio nella quarta parte. Nella prima, il tema liquido viene strettamente interconnesso al tema del tempo: al largo il tempo si dilata, viene dimenticato. Ma questa dimenticanza non porta con sé chiarimenti quanto piuttosto ulteriori domande: «ma soprattutto: qual è la vera/ dimensione// incommensurabile del quando?» (p. 31). Nella quarta parte, che raccoglie secondo chi scrive le poesie più delicate e riuscite dell’intera raccolta, il mare è lo spazio e il tempo del viaggio, uno spazio altro che permette all’io poetico di diventare l’osservatore di sé stesso. Ricorrono infatti episodi di specchiamento: «le due vecchie dormono,/ ciondolano, io pure/ sono vecchio forse» (p. 95); «la donna, come noi,/ sembra attendere un segnale» (p. 97).
A dividere le due parti dedicate al tema acquatico ne troviamo una il cui titolo rappresenta forse al meglio la ciclicità di cui sopra: Eco ed ego. L’allitterazione e la paronomasia rendono anche sul piano retorico la densità di significati contenuti in ogni singolo componimento. Soggetto della ricerca di questi significati – non bisogna dimenticarlo – è l’io poetico il quale, visto il suo mestiere di scrittore, ricerca il senso sì nel mondo, ma anche prima di tutto nella parola. Non a caso il componimento Eco ed ego si concentra sulla sfera semantica del senso uditivo, tanto importante in poesia:
io, altro
eco ed ego
richiami che abitano
sguardi, presenze
nel vuoto o in altre stanze;
sbatte una porta: è il suono
che anima per un istante
questo cercare attorno
e altrove un io o un granello
forse del tu (…) (p.77)
Molti sono gli aspetti presenti in questo libro, altamente denso e complesso, pieno di riferimenti e riprese. La ciclicità presente soprattutto sul piano tematico e lessicale da un lato aggiunge spessore poetico al volume, dall’altro manca forse dell’originalità del (finora) unico libro in prosa di Contestabile: La mappa per Pétur, un collage stilistico e tematico estremamente riuscito. Certo è però che l’approfondimento messo in atto nella raccolta di poesie Il senso incerto permette al lettore di soffermarsi su ogni singolo componimento e trovarvi una riflessione su una tematica profondamente umana ma anche, più specificamente, sul ruolo delle parole e della poesia nella continua ricerca di un senso.