Sempre altrove
Poesie scelte 1971-2012

Federico Hindermann appartiene a quella famiglia di poeti per i quali la poesia non è né valore assoluto e autoreferenziale né fine ultimo; al contrario, la poesia nasce dall’esperienza e dalla vita, ne elabora i dati, le percezioni, le ferite e le gioie, e restituisce all’autore e al lettore una sorta di viatico modesto e insieme magistrale, un invito a non cedere, continuando sul difficile cammino. Un cammino lungo il quale la gioia e il terrore, per riprendere i due termini che ho scelto di indicare come bussola iniziale di questa introduzione, andranno in un certo senso relativizzati, come ogni altra cosa; a contare davvero, forse, è solo il cammino, come nei celeberrimi versi di Antonio Machado: “Caminante, son tus huellas / el camino, y nada más; / caminante, no hay camino, / se hace camino al andar”.

(dall’introduzione di Fabio Pusterla, Marcos y Marcos)

Recensione

von Ariele Morinini
Publiziert am 17.09.2018

L’antologia poetica Sempre altrove, curata da Matteo Pedroni e introdotta da uno scritto di Fabio Pusterla, mette ordine nell’opera in versi di Federico Hindermann e tenta di stabilire un canone rappresentativo del suo percorso poetico. Un percorso anomalo, con un esordio editoriale tardivo, all’età di 57 anni, e sovente affidato a edizioni marginali o trasmesso da plaquettes d’impostazione casereccia riservate alla lettura degli amici. Questa eccentricità rispetto alle traiettorie più tradizionali – che almeno in parte si ritrova nelle scelte stilistiche dell’autore – ha contribuito a limitare la diffusione della sua opera, benché sia per temi e qualità tutt’altro che provinciale.

L’iniziativa editoriale promossa nella collana “Le Ali” dell’editore Marcos y Marcos, diretta da Pusterla e impreziosita dalle copertine di un altro ticinese, l’artista Luca Mengoni, ha una doppia utilità. L’antologia di Pedroni completa e snellisce – salutarmente, peraltro – il libro summa d’autore Poesie 1978-2001, rendendo accessibile una campionatura ragionata della magmatica produzione in versi di Hindermann. La selezione presentata in Sempre altrove, che comprende poco meno di un terzo dei componimenti in lingua italiana, vaglia tutto il pubblicato, dalle raccolte scheiwilleriane stampate a partire dagli anni Settanta sino agli ultimissimi mottetti del volume I sette dormienti, uscito postumo nel 2018 a cura dello stesso Pedroni. Con una scelta dei testi più rappresentativi, la silloge intende dare giusta visibilità a un poeta che ha vissuto e lavorato lontano dai centri della cultura italiana (sempre altrove, per l’appunto) e di conseguenza è stato confinato ai margini della tradizione.

La parabola poetica dell’autore si divide vistosamente in due stagioni, coincidenti con due maniere metrico-stilistiche peculiari. Nella prima parte dell’opera, fino all’opuscolo privato Fiori del ’98, le poesie sono medio-lunghe e costituite generalmente da gettate sintattiche ampie e continue. Un esempio, fra i molti testi dell’antologia che si potrebbero citare, è il componimento Tardo autunno incluso nella prima raccolta scheiwilleriana Quanto silenzio del 1978:

I mucchietti di terra delle talpe
segnano un altro cammino,
un altro ancora nella nebbia i tetti
delle cascine sparse sul pendìo,
e lungo i cerchi delle streghe, in fila
gli ultimi funghi paonazzi vanno
torcendo il piede impigliato nell’erba
più fitta dove il micelio fermenta.
Rinchiuso, al sicuro
il poco caldo che resta,
si disperderanno le piste sotto e sopra i prati:
e non avrà rifugio la cornacchia,
senza rotta sbatte
di qua, di là nel cielo basso, sbilenco
come le palle dei cavoli
stralunate sull’orlo del campo
con una crosta di brina. (p. 46)

O ancora, alcune pagine più avanti, vale la pena trascrivere la pregevole chiusa della poesia Prima di perla, compresa in Trottola del 1983:

[...]
ma effimera anche la perla
centellinando i marosi
invano condensa la furia
e la bellezza di calma,
pende perfetta, ancóra per poco,
o scoccata ad uovo barocco,
rotola, sguscia dal filo
della collana di dame,
fu nel mortaio pestata
per panacee ai re, ai ricchi;
mai guarisce essa dal morbo
che stravagante la fece
stilla di luce d’abisso,
e con mostri attorno. (p. 78)

Dal ’98, poi in maniera radicale ed esclusiva con Gira la mola del 2007, Hindermann concentra il proprio afflato poetico nella misura breve dello stornello, la cui struttura strofica elementare è composta da un verso quinario seguito da due endecasillabi, in rima alternata. Nei componimenti brevi si addensa l’apparato fonico, a partire dall’uso della rima, e si attestano frequenti citazioni letterarie puntuali e sistematicamente dichiarate in nota. Nei libri precedenti la lezione dei grandi maestri è invece diffusa e vitalizza dall’interno, senza emergere in macchie di letterarietà, lo stile del poeta; fatti salvi i riferimenti biblici, da sempre presenti nella sua poesia. Fra gli esempi più rilevanti della seconda stagione è doveroso citare almeno una tessera della lunga serie di stornelli “floreali”, che si dilata oltre la singola raccolta. Spigolando nella sequenza:

Fiori del pero,
bianchi, ma se il frutto è maturo,
convien che caschi, già lo vedo: nero. (p. 230)

Infine, per bilanciare l’esempio tratto dalla raccolta d’esordio e completare l’estensione cronologica della silloge, tra le pagine edite postume nei Sette dormienti si legge una terzina particolarmente felice, con una forzatura degli accenti e un immaginario che evocano palesi memorie dantesche, filtrate dall’autore e riusate in chiave ironica:

Va il traghetto,
lo guida Caron fino al fiume Letè,
il mio peso lordo sarà poi netto? (p. 308)

L’antologia, compendiando l’intera esperienza poetica, documenta la sostanziale continuità dello stile e dei temi dell’autore. La lingua di Hindermann, impostata sull’esempio montaliano, è un impasto prezioso e selezionato. Sia per quanto concerne il registro alto, con numerosi termini difficili o ricercati, affiancati dalla terminologia tecnica della botanica e della zoologia, sia per quanto concerne il registro basso o quotidiano, con espressioni colloquiali e dialettali che costituiscono una risorsa lessicale più che operare in favore di una trasparenza realistica o mimetica. L’esperienza poetica in lingua tedesca, invece, non permea scopertamente la poesia in italiano: su questo piano Hindermann segna un confine netto e distingue le due opere letterarie. Sono infatti rarissimi i termini tedeschi impiegati nei versi in italiano, mentre risultano più frequenti gli inserti in francese e in inglese, coerentemente all’inclusività che coinvolge tutta la poesia del secondo Novecento. La voce poetica di Hindermann, come mostra la campionatura della silloge, si caratterizza inoltre per una sintassi rigida e a tratti artificiale. Ad esempio, pescando nei pressi del centro aritmetico dell’antologia: «Sottaccio, non perché segreti | sapessi in questa vicenda, non omertà d’indiziato | m’impegna o pudore: è che sul palmo | teso, con linee nette, a frastagli | [...]» (In visitazione, p. 148). Per questo, anche quando strutturata dalla rima o dotata di un denso apparato fonico, la sua poesia non risulta facilmente cantabile.

Come anticipato, la lingua e lo stile dell’autore non si alterano sostanzialmente nel passaggio dalla prima alla seconda maniera poetica, ovvero quando la sua espressione si raggruma nella forma breve e chiusa. Così come non variano i grandi temi che attraversano l’opera. Le poesie di Hindermann nascono da vicende modeste, dagli stupori quotidiani e da una cronaca intima, personale. Il ricco bestiario che popola i suoi versi è una specola privilegiata per osservare il mondo: Per interposti animali (p. 141) è il titolo significativo di un testo raccolto in Ai ferri corti. Un mondo, quello di Hindermann, còlto nelle sfumature minime, valorizzate con intelligenza e caricate di senso: ad esempio la botanica, un elemento tipicamente di contorno, ricopre un ruolo primario nella sua poesia. Sono eloquenti a questo proposito i già citati stornelli “floreali”, puntualmente glossati dall’autore con note di carattere enciclopedico nelle quali dà prova di precisione e severità da botanico:

Colchicum autumnale, efèmero; velenoso nel foraggio, in tedesco die Zeitlose, ossia senza tempo, eternamente effimera. I poeti spesso non sono precisi, confondono il colchico, autunnale, con il croco, lo zafferano selvatico, primaverile. (p. 230)

L’antologia Sempre altrove si colloca fra due recenti e importanti iniziative editoriali dedicate all’autore, a parziale compensazione di una critica a oggi spesso negligente nei riguardi della sua opera. La silloge, infatti, dà corpo al volume di atti Federico Hindermann poeta e intellettuale (ETS, 2017), relativi al convegno omonimo svoltosi a Losanna nel novembre 2015, e precede l’attesa monografia di Pedroni La lampada di Görlitz (Marsilio, 2019). Questi libri, che documentano il rinnovato interesse nei confronti dell’opera in lingua italiana di Hindermann, saranno l’occasione per rivalutare e collocare di conseguenza una voce appartata nella tradizione letteraria italiana ma capace di una poesia cólta e intensa.