Terra bruciata
Le streghe, il boia e il diavolo

1613, Roveredo, Grigioni. Tre giorni dopo aver impiccato un ladro in Valle Calanca, il boia viene misteriosamente ritrovato morto. Privo del suo Ministro di Giustizia, il Comungrande di Mesolcina cade preda di briganti, usurai, streghe e stregoni, che portano scompiglio nelle due valli. Le Autorità Giudiziarie assoldano così un nuovo carnefice, proveniente dalle terre confinanti con le Tre Leghe, per riportare l’ordine.
Il nuovo Ministro di Giustizia, personaggio misterioso e macabro ma denso di fascino, vivrà ai margini di una società che faticherà ad accoglierlo. Soltanto l’incontro a Roveredo con una meretrice – dal passato turbolento ma guaritrice esperta – farà sperimentare al boia sentimenti nuovi. Il suo spirito subirà una progressiva crisi di coscienza, che lo spingerà a rivedere l’utilità della propria funzione sociale e l’equità delle sentenze del Tribunale di valle.

(dalla presentazione del libro, Gabriele Capelli Editore)

Presseschau

"[...] Il romanzo si concentra sulla figura di Kasper Abadeus, un boia che diventa protagonista di un noir mesolcinese di grande respiro e ambizione. Scandito da opportune citazioni del Malleus maleficarum, libro guida degli inquisitori della Controriforma, il romanzo di Mottis sembra volerci far paura ad ogni inizio di capitolo. Il suo collegamento alla storia della Mesolcina, per quanto elaborato come una fiction, finisce però per richiamarci sempre alla realtà degli eventi di allora. I documenti storici in appendice al libro ci forniscono persino la materia da cui il lettore può ricostruire la drammatizzazione compiuta da Mottis. Terra bruciata, al di là di tutto, è un bell’esempio di come non sia necessario andare lontano per trovare scenari degni di racconti fantasy (dimensione letteraria a cui la stessa copertina sembra volerci indirizzare): il tema dei processi alle streghe e agli stregoni fornisce elementi narrativi e raccapriccianti più che sufficienti. (Alessandro Zanoli, Azione, 4.12.2017)

"[...] L’autore, documentandosi puntigliosamente sulle carte processuali di quattro secoli fa, ci presenta quei dibattiti tribunalizi ma anche e soprattutto il polso del paese, le sue abitudini, i suoi territori, i suoi terribili rimedi. […] Un romanzo da leggere per comprendere il nostro turbolento passato. (Sergio Roic, Extra, 23.11.2017)