La qualità del senso
Dante, Ariosto e Leopardi

È ancora possibile dire qualcosa di nuovo e illuminante sui primi versi della Commedia, sulle ottave più conosciute dell’Orlando furioso o sull’Infinito di Leopardi? L’impresa, apparentemente impossibile, è riuscita in modo del tutto naturale a Giorgio Orelli, attento come pochi al rapporto tra i suoni e i significati delle parole, ossia a quella che Dante, con una formula che Orelli stesso considera “una definizione della poesia che può bastare per i prossimi millenni”, chiamava la fabricatio verborum armonizatorum. In un saggio di neanche cento pagine, Giorgio Orelli ci offre una sorprendente lettura di strofe e versi oggi forse perfino un po’ logorati dall’uso che se ne è fatto e si continua a fare nelle aule scolastiche, e li restituisce alla loro intrinseca grandezza. Ed è proprio quando il discorso si addentra nello specifico degli esempi scelti, che il lettore paziente avrà la sensazione di avvicinarsi ai segreti del linguaggio poetico.

(Dalla quarta di copertina)

Presseschau

«Il libro, che si divide nelle tre parti suggerite dal sottotitolo (Dante, Ariosto e Leopardi), si sofferma su luoghi non solo noti, ma celeberrimi della letteratura italiana: s'incomincia coi primi versi della Commedia; poi l'Orlando furioso, con la prima ottava, i versi della verginella «simile alla rosa» e l'ottava dei pesci; si chiude con L'infinito leopardiano. Si potrà pensare a una provocazione, ma l'urgenza di questa scelta mi sembra risiedere altrove, e in particolare nell'inderogabile necessità di ritornare a una lettura più "verbale" della poesia, più legata alle parole di un verso, alla loro (direbbe Orelli, citando Mallarmé) personnalité. Evidenziando, illuminando così la "qualità del senso". È vero, i brani scelti sono da secoli al centro di discussioni, analisi e interpretazioni, ma non per questo un testo letterario va abbandonato, dato per scontato, relegato in un fosco secondo piano, o ancora affogato in un commento ipertrofico (pensando a quello che dice Giorgio Orelli per Leopardi: "L'edizione dei Canti che più sovente ho tra mano in più d'una pagina reca un solo verso nel poco bianco dell'alto, tutto il resto essendo ingombro di note"). È anche una questione di rispetto, forse di umiltà. Certo, bisogna essere "lettori pazienti" e procedere a piccoli passi, perché l'"orchestrazione verbale" è molto più complessa (dunque affascinante e sorprendente) di quanto si voglia credere. Orelli, tessera dopo tessera, ne dà una dimostrazione limpida» (Yari Bernasconi«Giornale del Popolo», 21.04.2012).