L'arte del fallimento
Elia Contini sopravvive facendo l’investigatore privato, costretto a occuparsi per la maggior parte del tempo di piccoli furti e animali smarriti. Un giorno però viene assunto per ritrovare un imprenditore fuggito di casa, e la situazione diventa complessa.
Mario Balmelli, proprietario di una ditta di arredamenti, vorrebbe lasciare tutto e seguire il suo sogno: suonare il sax, con la sua blue note che sa raccontare incertezze, solitudini, accensioni sentimentali, lunghi tramonti che sembrano prolungarsi all’infinito. Ma proprio quando trova il coraggio di provarci, tutto va a rotoli: la crisi economica che si inasprisce, una truffa ai danni dei lavoratori frontalieri tra la Svizzera e l’Italia, un pazzo omicida che si scaglia contro la sua famiglia con furia inaudita. Se nemmeno la polizia riesce a interrompere la catena dei delitti e a capirci qualcosa, come potrà farlo un piccolo detective?
Mentre ci fa seguire le piste di un caso a ogni svolta più intricato, Andrea Fazioli indaga con delicatezza e umorismo una situazione esistenziale, quella del fallimento, che prima o poi tocca ognuno di noi. E insinua una domanda: non sarà che il vero fallimento è non fallire mai?
(dal risvolto di copertina)
Andrea Fazioli rappresenta la conferma in prosa più significativa del 2016. Con il suo settimo romanzo, L’arte del fallimento, lo scrittore di Bellinzona torna al suo personaggio più celebre, il detective Elia Contini, che si divide fra il modesto ufficio luganese e la casa in montagna, i piccoli casi con cui sopravvivere e le foto notturne delle volpi nel bosco, e un amore che nonostante tutto dura nel tempo. Strappato al suo tran tran quotidiano, questa volta Contini si trova a indagare su alcuni omicidi seriali, dietro cui si celano tensioni che lacerano il tessuto sociale ticinese (e non solo). Confermando la sua abilità e maturità di narratore, Fazioli punta uno sguardo attento sulla realtà che lo circonda, intossicata dal demone dell’apparenza e della competizione sociale, in un romanzo attraversato dal respiro consolante del jazz.
(Claudio Lo Russo, «Viceversa Letteratura» n. 11, 2017)