Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Sicilia) nel 1956 e cresciuto a Lugano, vive attualmente a Milano. Oltre all'attività giornalistica, è narratore e saggista.
Leggere e scrivere (blog di Paolo Di Stefano per il «Corriere della Sera»)
Sono poesie familiari, scritte in oltre trent’anni, quelle di Paolo Di Stefano: versi d’occasione dedicati ai figli, ai giochi verbali dell’infanzia, allo stupore del linguaggio filosofico dei bambini.
Sono versi dedicati a rapimenti d’amore, a una quotidianità fatta di gesti minimi, a certe vacanze svizzere in montagna, alla fauna e alla flora alpina, presenze illusorie o salvifiche in tempi di tragedia e di guerra per il mondo.
Sono versi sulla clausura da contagio, impensabilmente produttiva di immagini, pensieri, fantasie, voci, memorie. Infine, un prosimetro rivolto alla madre, ai suoi ultimi giorni e al dialogo che si accende più vivo e tangibile dopo la morte.
Il filo conduttore è riassunto nel distico di Goethe che apre il libro: il contatto, cercato e fuggito, tra l’inizio e la fine, tra la vita che si esprime nel pieno della gioia e la vita che si congeda.
Il dialogo più sottile e sfuggente è quello tra le parole e i disegni di Tullio Pericoli.
(Dalla presentazione del libro, Manni)